È paradossale che susciti più scandalo la notizia del concepimento di una nuova vita in un carcere rispetto alle tante morti che vi avvengono per suicidio, malasanità e cause oscure. Eppure di scandalo si è parlato quando una giovane donna detenuta nel carcere di Bollate (Milano), che frequentava un corso scolastico insieme ad altri reclusi, è rimasta incinta. "Io e quel ragazzo ci amiamo, stiamo insieme e abbiamo fatto l'amore durante le ore di lezione -ha ammesso-. Si, sono incinta ma non ho fatto nulla di male, voglio questo bambino".
Maternità e carcere, un tema delicato. "Un pensiero angoscioso", confessa Paola Marchetti, che ha vissuto l'esperienza della detenzione. Sia per le detenute più giovani che vorrebbero, un giorno, avere un bambino, sia per coloro che sono già madri, come Paola che aveva giù una figlia quando è entrata in carcere. "C'è una grande paura di perdere i propri figli -ricorda-. Il timore di non essere più in grado, a pena finita, di ricucire lo strappo che sicuramente si crea".
Lo strappo è una conseguenza naturale dell'allontanamento forzato, dell'impossibilità di un rapporto normale. Spesso anche della poca sensibilità degli istituti di pena nel comprendere che il rapporto madre-figlio ha bisogno di tempo e che non sono certo sufficienti sei ore di colloqui al mese per mantenerlo. "I bambini crescono senza la madre ed eleggono a figura materna altri soggetti -commenta Paola-. Riprendere il proprio ruolo a pena finita è quasi impossibile se non si vuole creare in loro altra angoscia e altra sofferenza. In ogni caso, richiede un tempo lungo, enorme pazienza ed equilibrio".
Angosciante per una donna è anche il bisogno di maternità negato. "Penso a quelle ragazze che ho visto in carcere, magari con una pena lunga da scontare, che sanno che quando usciranno il loro tempo sarà scaduto: troppo vecchie per diventare madri", ricorda ancora Paola.
In carcere si capisce davvero quanto la maternità sia diversa dalla paternità, quanto sia frustrante sentire il tempo che se ne va e ti toglie anche quella possibilità. "Non so se tutte le donne sentono questo bisogno, credo che si possa vivere bene anche senza avere dei figli. Ma ricordo come fosse ora la sensazione di meraviglioso benessere che ho vissuto nei nove mesi di gravidanza. La pienezza delle mie emozioni, la serenità, la pace, la sensazione che nulla potesse essere più "potente" di me. E mi chiedo se sia giusto negare questa possibilità a donne che sono in carcere, e vivono già tante privazioni".











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