Ristretti orizzonti
Prospettive ribaltate
Il 21 maggio i familiari delle vittime e i parenti dei detenuti ci invitano a Padova. Per spezzare le catene del male.

Quando si parla di vittime, si pensa subito a chi il reato l'ha subito o ai suoi familiari. Eppure il reato si abbatte con violenza anche sulle mogli, i figli, i genitori di chi l'ha commesso. E distrugge le loro vite. Ci sono persone che hanno dovuto cambiare cognome per non essere additate come "i parenti di...". Mogli che si sono trovate, di punto in bianco, prive della fonte di sostentamento della famiglia. Ma sono i figli le prime vittime di questa situazione. Quei figli che faticano a perdonare i genitori di averli abbandonati, perché la carcerazione di un padre o di una madre, per loro, è anche un abbandono. 

Stabilire un contatto tra familiari di detenuti e persone che hanno subito un reato potrebbe essere un passo avanti importante per "Spezzare la catena del male". Ed è questo il titolo della giornata di studi organizzata da Ristretti Orizzonti, che si svolgerà il 21 maggio nella Casa di reclusione di Padova.

Se i parenti delle vittime dicessero che non si sentono "risarciti" dalla sofferenza dei familiari degli autori di reato, se fossero proprio loro a dire quanto è ingannevole sentirsi tutti delle potenziali vittime e non provare invece a vedere la realtà "con gli occhi del nemico" (non per giustificare, ma per capire) forse si comincerebbe a pensare che dall'odio non può nascere niente di buono.

"Mi interessa tutto quello che può spezzare la catena del male, ma non un Male con la emme maiuscola, bensì quello che c'è dentro tutti noi e che circola nella vita quotidiana". Sono parole di Benedetta Tobagi, cui un commando di terroristi ha ucciso il padre nel 1980. Ed è importante che le vittime come lei accettino di incontrare le famiglie dei detenuti per chiedere insieme pene diverse, che non schiaccino le persone che le devono scontare e permettano di salvare gli affetti e la dignità.

Silvia Giralucci, che a tre anni ha perso il padre, ucciso dalle Brigate Rosse, racconta di aver assistito a un momento di gioco tra un gruppo di bambini e i loro papà detenuti: "Mi sono resa conto allora che la nostra società, la società dei giusti, stava infliggendo a quei ragazzini la stessa pena che era stata inflitta a me. Che anche loro, assolutamente innocenti, avrebbero portato i segni di quella privazione per tutta la vita". Quella "prospettiva ribaltata" non ha più abbandonato Silvia, che oggi fa volontariato nella redazione di Ristretti Orizzonti.

Per iscriversi alla giornata di studi del 21 maggio, presso la Casa di reclusione di Padova, occorre inviare una mail a redazione@ristretti.it indicando cognome, nome, luogo e data di nascita.  

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