Lo studio per le persone libere è spesso una costrizione. In carcere, al contrario, studiare vuol dire conquistarsi un momento di libertà, anche se mettersi sui libri è faticosissimo: le celle sono stracolme, le tensioni continue, ed è quasi impossibile trovare i propri spazi.
Solo in 18 carceri la collaborazione tra università e Amministrazione penitenziaria ha portato alla creazione di sezioni speciali, i Poli universitari, dove si "scommette" sul reinserimento dei detenuti attraverso la cultura. Per gli altri lo studio è un percorso a ostacoli, ogni giorno più difficile per il sovraffollamento.
"In galera, avere degli obiettivi da raggiungere dà un senso alle proprie giornate", spiega Paola Marchetti che ha deciso di iscriversi all'università di Padova. Ma studiare in cella è più facile a dirsi che a farsi: "Provate a concentrarvi in una stanza dove ci sono altre 10 - 11 donne che parlano, con il televisore sempre acceso e a volume alto! Per me, comunque, tornare sui libri dopo più di vent'anni era una sfida. Anche se, da autodidatta, non è stato per niente facile".
Lo studio, racconta, le ha dato la possibilità di vivere un'altra vita e di tenere allenato il cervello, "che spesso in carcere si atrofizza, stimolato com'è dal nulla più assoluto. Se si desse più possibilità alle persone di rieducarsi, credo che lo studio sarebbe uno dei mezzi più efficaci", osserva.
Al Due Palazzi di Padova i detenuti - studenti vengono assistiti dai volontari, che procurano i libri di testo e tengono i contatti con i docenti per concordare le date degli esami e il programma. Ma non solo. "Un giorno ho chiesto a una volontaria di aiutarmi a compilare il mio curriculum vitae -ricorda Gentian Germani-. Alla voce della professione volevo scrivere detenuto, lei però mi ha fermato dicendomi che io sono anche uno studente, e quindi avrei dovuto scrivere questo".
A volte basta una frase, detta da una volontaria, per dare senso ai sacrifici compiuti sui libri: "Le sue parole mi hanno riscaldato il cuore. Ho capito che lei mi considera prima di tutto una persona che studia -conclude Gentian-. Certo, non dimentico il motivo che mi ha portato qui, ma c'è comunque qualcosa di meraviglioso nell'essere visti come persone normali, anche se solo agli occhi di chi apprezza i miei sforzi per ricostruirmi una nuova vita, fatta di studio e rispetto verso il prossimo".











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