L'Amministrazione penitenziaria etichetta come "eventi critici" i 20 atti di autolesionismo e i due tentati suicidi che avvengono ogni giorno nelle carceri italiane. Peccato che nel 2009 il numero dei suicidi dietro le sbarre abbia superato anche il record negativo registrato nel 2001: allora si tolsero la vita 69 persone, lo scorso anno i decessi sono stati due in più.
"Eventi critici", due parole che riducono a semplici numeri le persone che, di questi gesti tragici, sono state protagoniste. Cancellandone così l'umanità, la storia, le sofferenze. E per avere qualche notizia su quella persona, bisogna cercare nelle poche righe pubblicate dai quotidiani locali. Informazioni che vengono lasciate filtrare a fatica, perché il carcere non è ancora quel luogo trasparente, aperto allo sguardo e al controllo della società che dovrebbe essere.
Oppure, sempre più spesso, sono i familiari a far sapere della morte di un loro caro, a denunciare che non sempre le circostanze in cui quella morte è avvenuta sono chiare, a chiedere una maggior sensibilità da parte delle istituzioni nel comunicare notizie così drammatiche.
Le persone che oggi sono più a rischio di suicidio nelle nostre galere sono i ragazzi giovani, spesso alla prima esperienza di carcerazione, persone per le quali l'impatto con il carcere è assolutamente drammatico.
Come si possa veramente fare prevenzione è però difficile da dire: nelle condizioni attuali di sovraffollamento, parlare di prevenzione suona quasi ridicolo. Non avere una prospettiva, non vedere nella propria vita niente che possa aprire uno spiraglio di speranza, rende le persone più deboli, più soggette a subire la carcerazione passivamente e a perdere ogni capacità di reagire.
Non è un caso che nel triste elenco dei detenuti che si sono suicidati compaiano numerosi ragazzi stranieri. Giovani che non hanno più nulla in cui credere: non hanno un futuro a casa propria, perché tornare in patria dopo anni di vita da migranti significa tornare in un Paese ormai straniero; non hanno un futuro qui, perché in Italia li aspetta solo l'espulsione.
Quello che si può fare allora è ragionare su come "ridurre il danno da carcere", ad esempio con le misure alternative anche se oggi, purtroppo, vengono concesse sempre meno. Un fatto che incide tantissimo sulla condizione psicologica delle persone detenute. E ancora, si possono ridurre i danni creando maggiori opportunità di incontrare i propri cari, di telefonare, di svolgere i colloqui in condizioni più umane.











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