Invenzioni a due voci
Storie di provincia
Indigeni versus invasori. Come due piccoli centri toscani reagiscono a fenomeni molto diversi: immigrazione e turismo.

Qualcuno la sogna come il luogo del buon vivere, altri non la sopportano più e vorrebbero solo fuggire via. Comunque la pensiate la provincia italiana, con i suoi ritmi e i suoi riti, è generosa fonte d'ispirazione per la fantasia degli scrittori. Lo dimostra Fabio Genovesi, che con il suo primo romanzo "Versilia Rock City" (Transeuropa 2008), dipinge l'altro lato della Versilia dei vacanzieri che per poche settimane abitano quelle ville lussuose perennemente chiuse, scompigliando la placida vita degli abitanti del posto, assuefatti a una continua, ciclica alternanza di estati invase e inverni vuoti, a cui ciascuno cerca di adattarsi come può.

"Vivere in provincia per un giovane presenta un sacco di ostacoli -dice Genovesi-. C'è pure quel vago, eterno pensiero che si sta in quel posto ma si potrebbe o dovrebbe andare. Andare dove? Boh, via, ovunque ma non qui. Anche se poi non si va da nessuna parte". E se all'occhio del giovane le scomodità della provincia sono evidenti, i vantaggi non mancano. "Uno su tutti, la possibilità di dare libero sfogo a passioni deliranti e poco conformi alle regole sociali, il tempo libero per inventarsi una traiettoria di vita sbilenca, senza l'omologazione della ressa -spiega lo scrittore-. Insomma, in provincia è più semplice crescere come rami storti e curiosi, fatti come nessun altro".

Storti e curiosi come i quattro protagonisti del suo libro: Mario, ex dj chiuso in casa da tre anni ad aspettare gli ininterrotti download dei suoi pc. Nello, ex tossico tutto dedito al folle progetto di riscatto sociale che poi abbandona per dedicarsi al figlio che non sapeva di avere. Renato, esiliato a Milano, che organizza viaggi da sogno per chi non se li può permettere e intanto sogna di tornare a casa. E infine Roberta, che torna pentita alla vita da integerrimo avvocato dopo un momentaneo brivido di passione e sregolatezza. "I bizzarri, gli improbabili, i condannati all'eccezione sono le persone che mi interessano di più e mi stanno più simpatiche, forse perché sono uno di loro, e qua, di miei simili ne trovo in abbondanza -continua Genovesi-. Storie come queste si muovono meglio nelle strade poco affollate, sono più libere di allargarsi e magari spadroneggiare in mezzo alla via, senza il rischio che passi un camion a spiaccicarle!". E il suo romanzo è un gioco di persone narranti, protagoniste di storie grottesche e surreali che raccontano il proprio mondo con il loro sguardo e la loro lingua, facendo sì che l'anima della provincia emerga da diversi punti di vista.

Una molteplicità che caratterizza anche "Le querce non fanno i limoni" (Garzanti, 2010), un altro romanzo ambientato nella provincia toscana, seconda opera di Cosimo Calamini. Il titolo riprende "un antico detto contadino che può essere interpretato in vari modi -spiega lo scrittore-: due mondi lontani non si possono incontrare, e non si può dimenticare mai da dove si viene". E raccontando il legame segreto tra Sara, giovane italiana, e Averroè, figlio dell'imam della piccola comunità islamica del paese, l'autore mostra l'importanza dei più giovani nel percorso di integrazione: un processo emotivo e generazionale prima che politico. "Se fin dalle elementari sei abituato a relazionarti con immigrati di seconda generazione che, a parte il cognome o il colore della pelle, sono in tutto e per tutto uguali a te -spiega-, è più facile anche in età adulta accettare la multiculturalità come un valore".

Il romanzo prende spunto da fatti realmente accaduti tra il 2003 e il 2006 a Colle Val d'Elsa, piccolo centro del senese lacerato dalle contese sorte intorno alla costruzione di una moschea. Nel romanzo, Colle Val d'Elsa diventa Montechiasso, ma molti degli eventi narrati sono veri: la lista civica -che tuttora continua con i ricorsi nonostante la moschea sia stata utimata-, il dibattito nella palestra in cui la moschea viene definita un'astronave e il comizio del leghista Borghezio, di cui il libro riporta alcuni stralci. Razzismo, idealismo, solidarietà, diffidenza: nel romanzo i sentimenti che muovono gli abitanti del piccolo borgo sono contrastanti, ma su tutti a dominare è la paura di un cambiamento che travolga la tranquillità della vita di provincia, che si vorrebbe conservare nella sua rassicurante immobilità. "Il provinciale è per definizione molto conservatore -commenta Calamini- tende a difendere le sue origini e la sua terra. E quindi, trova per certi versi intollerabile quella che alcuni chiamano l'invasione". Un concetto latente anche nel romanzo di Genovesi, come sentimento dei bambini versiliesi nei confronti dei villeggianti che d'estate si prendono le loro case. E nell'ora della siesta li condannano all'oblio di assolati pomeriggi silenziosi, da trascorrere nel buio di una sala giochi.

Testo di Marianna Noto

Cosimo Calamini
Fiorentino, classe 1975, dopo la laurea in Lettere si è dedicato alla sua grande passione: il cinema. Oggi lavora a Roma come sceneggiatore e autore di documentari per La7, History channel e Rai Tre. Con Garzanti ha pubblicato il suo primo romanzo, "Poco più di niente" (2008), tra i vincitori del premio letterario internazionale Feudo di Maida.

Fabio Genovesi
Trentaseienne, anche lui toscano, ha esordito nel 2007 con la raccolta "Il bricco dei vermi" (Franche tirature). Co-autore dello spettacolo "Vi abbraccio tutti", scritto con Elisabetta Salvatori e Francesco Guccini, collabora con Rolling Stone, GQ e Mono. Il suo secondo romanzo, "Esche vive", uscirà a gennaio per Mondadori.

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