"L'Asia è il futuro". Andrea Berrini lo conoscevo da anni come autore di testi "impegnati" (tipo "Storie africane. Viaggio in Tanzania" oppure il più recente "Quattrini. Il romanzo del microcredito", ma anche "Noi siamo la classe operaia: i duemila di Monfalcone") e poi come volto di Cresud, società milanese che si occupa di microfinanza nel Sud del mondo. Non mi sarei aspettato di ritrovarlo sugli scaffali delle librerie in qualità di editore: il suo nuovo progetto si chiama "Metropoli d'Asia" (MdA), marchio editoriale che non lascia dubbi sulla mission, ed è partito verso la fine del 2009 con una manciata di volumi dalle copertine colorate e accattivanti.
"È proprio lavorando sul microcredito che mi sono trovato a Bombay -conferma Berrini-, scoprendo autori che gli agenti internazionali non conoscevano". A fare due più due ci ha messo poco: "Ho capito che c'era la possibilità di intercettare voci nuove e più autentiche dall'Asia sudorientale. Sono Paesi che stanno cambiando molto in fretta, dove soprattutto gli autori più giovani cominciano a proporre narrazioni lontane dagli stereotipi cui siamo abituati: e quindi storie che affondano nella contemporaneità, nella modernità delle grandi città così come nelle contraddizioni sociali. Altro che vestiti colorati e sorrisi esotici!".
L'idea e le scelte editoriali sono di Berrini, mentre le questioni "logistiche" (redazione, tipografia, ufficio stampa, etc.) fanno capo a Giunti, uno dei principali gruppi editoriali italiani e partner al 50 per cento del progetto: "È sicuramente una scommessa, ma l'Asia è il futuro, e siamo convinti che chi prima parte meglio arriva".
Un ottimo biglietto da visita di MdA è "Ravan & Eddie", non a caso uno dei primi titoli ad aver visto la luce sotto la nuova sigla. L'autore, Kiran Nagarkar, 68 anni, è considerato uno dei più importanti scrittori dell'India post-coloniale, ma fino a pochi mesi fa era sconosciuto in Italia. Il suo romanzo sprizza vitalità da ogni riga, fa ridere e piangere, e fa parte di quei rari libri che non vorresti abbandonare mai.
Ravan e Eddie sono personaggi indimenticabili che vivono la loro personale formazione in un chawl, uno degli enormi casermoni popolari costruiti dagli inglesi durante il colonialismo: bambini, poi ragazzini e infine adulti, i due si spartiscono spazi attigui ma sono destinati a non incontrarsi mai veramente -divisi dalle rispettive religioni: uno indù, l'altro cattolico- anche se, col tempo, arriveranno quasi a scambiarsi i ruoli: "Quando scrivevo questo romanzo -racconta Nagarkar- non sapevo che cosa stavo facendo, ma sapevo che c'era una possibilità che i due bambini entrassero l'uno nel mondo dell'altro, come infatti accade".
Nel libro Ravan si appassiona al taekwondo, arte marziale coreana, e per frequentare le lezioni deve imparare l'inglese, la lingua parlata dal suo maestro così come dai cattolici indiani. Non è un dettaglio: "Se in India conosci l'inglese appartieni a quelli che hanno qualcosa, se non lo conosci sei tra quelli che non hanno nulla". In qualche modo, quindi, Ravan salta un confine normalmente invalicabile per quelli come lui. Così Eddie, che inizia a leggere storie della tradizione indù, finendo nei guai quando la madre lo scopre e lo trascina dal parroco. "In questo modo -sottolinea l'autore-, anche se non se ne rendono conto i due ragazzini stanno costruendo dei ponti".
Un elemento ricorrente nel libro è la dominazione straniera, a dimostrazione che è difficile scrollarsi di dosso un retaggio così pesante. La cosa a Berrini è fin troppo chiara: "Quindici anni fa decisi di occuparmi di microcredito perché pensavo che noi, da Nord, dovevamo cominciare a metterci in relazione con i nostri ‘sudditi' nel Sud del mondo e attuare meccanismi di restituzione e di riequilibrio in cerca dell'equità economica e sociale. Oggi ho l'impressione che, perlomeno per quanto riguarda l'Asia e i Paesi più grandi dell'America Latina, gli ex sudditi si stiano trasformando in partner che detengono un potere pari al nostro: non siamo più i più forti e potenti. Era ora".
In realtà secondo Nagarkar il colonialismo ha solo cambiato volto: nel suo romanzo, scritto nei primi anni Novanta, l'autore punta il dito contro multinazionali e televisione. E oggi? "È molto peggio -si infervora Kiran-. Ai giovani interessano solo i soldi e non sanno nulla di chi ha lottato anche per la loro libertà rischiando la propria vita, come Gandhi e Nehru. Dicono che diventeremo la nuova potenza economica insieme alla Cina. È vero: le cose stanno migliorando anche in India, ma io non posso sopportare l'idea che il mio Paese arrivi ad assomigliare alla Cina, dove non c'è democrazia. E poi, se vogliamo fare le cose bene non dobbiamo pensare solo ai ricchi: anche le condizioni dei poveri devono cambiare, e oggi non è così".
TESTO DI DAVIDE MUSSO
Kiran Nagarkar
Classe 1942, è nato a Bombay (oggi Mumbai) ed è considerato uno degli autori più importanti dell'India contemporanea. Ha scritto quattro romanzi, oltre a testi teatrali e sceneggiature cinematografiche. Rizzoli ha pubblicato da poco il suo ultimo libro "Piccolo soldato di Dio". Ha anche un sito: kirannagarkar.com.
Andrea Berrini
È scrittore e presidente di Cresud, società specializzata in microcredito nel Sud del mondo. Nel 2009 ha fondato la casa editrice Metropoli d'Asia (MdA) in partnership con Giunti, per portare anche in Italia le opere di autori asiatici. Per vedere le loro pubblicazioni, andate sul sito metropolidasia.it.










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