Invenzioni a due voci
Storie di lago e di donne
Aveva ragione Manzoni: drammi e amore si sublimano sulle rive di uno specchio d'acqua dolce. Anche nel terzo millennio. Un'invenzione a due voci tra Andrea Vitali e Pier Mario Fasanotti.

 

Quest’autunno tutti al lago, gli scrittori ci fanno invertir tendenza. Perché sul lago trovi di tutto: storie di uomini e donne, di vecchi e ragazzine, di potenti e traffichini, storie di nani e ballerine. E anche un morto, ogni tanto. E poi, volete mettere l’aria di lago con quella di città? 

Lo scrittore Andrea Vitali, che della sua Bellano (Lc), ha fatto una saga infinita e di successo, ci prova: “Descrivere l’aria del lago è impossibile. Un misto di umidità, di profumo di pesce vivo e morto, di alghe, di parole portate dal vento, di cieli novembrini spaccati dal föhn. Tutto concentrato in un quarto d’ora, quando arriva, se arriva, il temporalone di fine estate”. Però, la gente: non tutti sono disposti a nutrire uguale simpatia verso i forestieri. Piermario Fasanotti -che non è uomo di lago ma ci ha vissuto e ha ambientato il suo “Donne da lontano”, storia al femminile con un morto– spara la sua pallottola: “Sul lago c’è una certa tendenza alla cattiveria. La gente è chiusa, respingente. Fai fatica a essere accettato. A un non autoctono si riserva una stima non affettuosa. Io ero sempre quello che arrivava da lontano, l’uomo del sopruso”. 

Ci chiediamo se, però, i nostri autori parlino dello stesso lago. E, infatti, no, non è mica lo stesso. Vitali: “Abito sulla riva orientale del lago di Como, che non è stata ancora contaminata da quel luccichio che viene dalle ville dei Versace e dei Clooney”. 

Nei loro romanzi, poi, Fasanotti e Vitali hanno scelto assi temporali diversi. Vitali: “Se dovessi raccontare la Bellano di oggi, dovrei parlare di una provincia che ha le solite maschere, ma la cui fisionomia è cambiata. È invecchiata, imbruttita, aggredita dalla scomparsa del lavoro, di un cotonificio che dava impiego a mille persone”. 

Una volta, a Bellano c’erano 100mila abitanti. Oggi, il paese ha perso 2mila presenze e l’età media dei residenti è molto alta. “Bellano è stata consegnata agli imprenditori edili: abbiamo dato uno sganassone (ovvero un morso) alla bellezza”. Fasanotti: “Non c’è dubbio che la provincia di lago che racconto io è altra cosa dal passato di Vitali: ma non ditemi che sulla ‘mia’ riva non avverti la stizza del provinciale, di chi si sente lontano da via Montenapoleone ma è abbastanza arrogante da ostentare gli stessi capi firmati”.

Sarà. Comunque è sempre il rapporto con la grande città a essere croce e delizia di questa fetta di mondo. E poi, quel paesaggio rende inclini alla malinconia. Val bene qualche suicidio di donna, che –come accade nelle creazioni di Fasanotti-  forse è un omicidio. “Il lago è il contenitore prigione della donna: sul lago la donna è molto osservata e può dare scandalo. Spesso vittima di un pettegolezzo acido. In ogni caso, non c’è luogo migliore per descrivere l’impenetrabilità delle donne: come battelli, vanno e vengono, scivolano chissà dove. Ed è un perfetto cretino chi pensa di aver risolto la loro rotta, il loro mistero”. 

Lago, luogo di donne malinconiche. Vitali dice la sua: “Davvero continua la leggenda che vuole questo come il luogo di oppressione dell’anima? Ma smettiamola: le donne non si buttano nel lago e i cornuti non vengono qui a svernare. Se c’è un posto che incita al suicidio è la città. Vuoi mettere una giornata di umido e foschia sul lago con una giornata di umido e foschia sul cemento?”. 

L’ironia e l’auto-ironia è la dote che qui a Bellano -Vitali insegna- non manca a nessuno. “Le mie storie sono anche il risultato della mia attività di medico di base -ammette Vitali-. La gente viene qui per un mal di pancia, poi si passa a parlare degli impacchi che faceva la nonna, poi ricorda certe storie di paese e così via. Immaginate una sorta di calendario di Frate Indovino, la mia lettura preferita da bambino”. Anche Fasanotti, per i suoi romanzi, non nasconde quanto sia importante l’oralità: “Trasmettersi storie, vicende reali, verità che, da cronista, devi accertare, ma da romanziere ne puoi fare la miccia per incendiare il racconto”. Fasanotti, da giornalista, si ispira anche alla cronaca. Vitali, che avrebbe voluto diventare giornalista da ragazzo, non ci pensa nemmeno a fare un romanzo con morto: “Lo sento lontano, non saprei davvero come gestirlo”. Fasanotti crede nella possibilità di raccontare la realtà attraverso un genere: “Una volta si diceva giallo, oggi meglio parlare di noir: tendenze narrative che fai fatica a etichettare, ma che servono per raccontare meglio l’uomo. Lì il morto ci scappa sempre”. Vitali sceglie un genere diverso: il racconto corale, la messa in scena del passato. Fasanotti gli da ragione: “La provincia è il microcosmo che spiega il macrocosmo. L’aveva capito Manzoni, l’ha capito Vitali che si guarda bene dal peccato peggiore per uno scrittore: annoiare e annoiarsi”. 

Ben detto. Succede dunque che su quel ramo del lago di Como, Vitali, tra un libro e l’altro, metta in fila una serie di personaggi che sembrano usciti dalle prime pagine dei giornali di oggi: un podestà che vuole realizzare opere pubbliche colossali, un procacciatore di ragazze, una Noemi che tira un ceffone dopo l’altro. Ma l’autore assicura: “Solo similitudini con la quotidianità. Ho conosciuto anch’io una Noemi di una valle vicina. Ma che ridere, quel nome da calendario di Frate Indovino”. 

TESTO DI Laura Silvia Battaglia

Andrea Vitali 

E' nato nel 1956 a Bellano, sul lago di Como, dove ancora lavora come medico di base. Ha esordito nel 1990 con “Il procuratore” (Garzanti editore, 2006), primo di una serie di romanzi ambientati nella Bellano del passato. L’ultimo libro, “Almeno il cappello” (Garzanti editore, 2009), è stato finalista al Premio Strega.

Pier Mario Fasanotti

Nato nel 1948, è autore di raccolte di poesia, testi teatrali, libri per ragazzi e romanzi, tra cui “Donne da lontano” (Pequod, 2005). Ha pubblicato, con Valeria Gandus, tre saggi sui grandi processi italiani e una biografia di Dalì. Giornalista, è critico letterario per “Panorama” e scrive per due quotidiani. 

 

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