È tutto scritto dentro queste pagine. Che in realtà, per me, sono un talismano. Sono pagine di casualidades di cui, forse, un giorno capirò il significato. È andata così: capita che scopra, nel giorno in cui muore, che Ryszard Kapuscinski è nato un quattro di marzo. Che è anche il giorno del mio compleanno. Capita che abbia scritto un libro (per Terre di mezzo) che si chiama "Viaggiatori viaggianti" (titolo rubato a Ivano Fossati). Fra quei racconti ce ne è uno che parla di un fantastico incontro proprio con Kapu (a questo punto non so più se sia avvenuto o meno). Succede, e questo è un mistero, che il libro finisca inuna cartolibreria di Lampedusa (e io che non lo trovo da Feltrinelli!).
Là viene visto, coincidenza, da una ragazza spagnola. Che fa la traduttrice e, ogni anno, organizza un seminario di letteratura di viaggio a Valencia. Lei, Dora, è testarda. Mi cerca, mi trova. E mi dice: "Vieni qui. A raccontare di Kapu". E io le do retta. Racconto a caso. Del viaggiare. Della partenza. Del coraggio e della paura del partire. Sono poche pagine. Arruffate e confuse. Come un viaggio. Con mille deviazioni e infiniti bivi. Ancora da percorrere. Devo essere grato a Kapu: ha rimesso in moto l'istinto del viaggio. Dimenticavo: mi piace molto il colore carta da zucchero della copertina e la cartolibreria di Lampedusa si chiama "A Sud" (questo me lo ha detto Dora).
TESTO DI ANDREA SEMPLICI











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