Non succede granché alle 11 di mattina a Napoli: al massimo, se il lavoro lo permette, potremo prendere un caffè con qualcuno. Tutto dipende dal tempo e la voglia che abbiamo.
Perfino l'orario è flessibile: si dice alle 10, si rimanda di mezz'ora, un'ora, ci si vede alle 11. Perciò è proprio questo l'orario giusto per raccontare alcuni quartieri della città visti con l'occhio provinciale di chi veniva da fuori e adesso ci abita. Per ogni quartiere un ragazzo che ho incrociato e una storia vera a metà: al Centro una bambola abbandonata sul mio terrazzo con delle scritte inquietanti sul corpo; a Chiaia un Colapesce quattordicenne che vuole andare a una festa; al Vomero una ragazzina che ha due case e nessuna; ai quartieri spagnoli un Gesù che nasconde un messaggio d'amore cifrato. Solo a Poggioreale le storie sono quattro e i ragazzi che le vivono si sfiorano appena, fino all'evento più importante del libro che è previsto per le 11 e, ovviamente, succede a mezzogiorno meno venti.
TESTO DI GIUSI MARCHETTA











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