Nei rigidi inverni della Carnia, zona montana all'estremo Nord del Friuli Venezia Giulia, i contadini aggiungevano latte caldo a questo piatto, per poi condividerlo in una grande scodella al centro della tavola. Parliamo della "Jota", minestra rustica le cui origini risalgono alle popolazioni celtiche che già dal II secolo a.C. occupavano queste zone. Il suo nome sembra derivare dal latino volgare jutta, ovvero intruglio, brodaglia; e le sue varianti sono infinite, tanto che si dice che ogni famiglia custodisca la propria ricetta.
Oggi, però, nessuno prescinde da patate, fagioli e mais, ingredienti base di questa gustosa zuppa e frutti tipici della terra carnica. Impossibile, quindi, stabilire la versione originale anche se, dicono gli studiosi dell'alimentazione, la più antica sarebbe la "Jota carnica", che si ottiene aggiungendo "la brovade", un battuto di rape macerate nelle vinacce per almeno un mese. L'alternativa più famosa, e forse quella più raffinata e "leggera", è la Jota che si mangia a Trieste, con crauti e carne di maiale.
Testo di Davide De Luca










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