Cibo di strada
Il tartufo bianco: cibo caro agli dei
Ricco di calcio, potassio, magnesio e con proprietà afrodisiache. Ma per gustarlo dovrete mettervi una mano sul cuore e una sul portafogli.

Il tartufo è un tubero, un fungo che compie il suo intero ciclo vitale sotto terra. È considerato il re della tavola, primo fra tutti quello "bianco" di Alba (Cuneo). Gli antichi pensavano che fosse il cibo degli dei e nei loro ricettari i romani consigliavano di cuocerlo sotto la cenere e di servirlo con il miele. Nel Medioevo il popolo diffidava di questa "strana creatura", anche se era molto apprezzata da nobili e alti prelati.

È solo nel Novecento però che il tartufo bianco, grazie all'opera di promozione svolta da un suo concittadino, l'albergatore e ristoratore Giacomo Morra, diventa un "prodotto di culto". Nel 1933 arriva persino sulle pagine del londinese Times. In questi anni ad Alba si sono formate molte figure professionali legate al tartufo (cercatori, commercianti, cuochi) e nel 1996 è nato il "Centro nazionale di studi del tartufo".

Se volete gustare questo prezioso e raro frutto della terra, ricco di calcio, potassio, magnesio e con proprietà afrodisiache dovete mettervi una mano sul cuore, una sul portafoglio e recarvi nella cittadina piemontese, dove fino al 14 novembre si svolge la "Fiera del tartufo bianco", arrivata ormai all'80a edizione.

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