Cibo di strada
Il dente di leone, bontà all'ultimo soffio
Diuretico e gustoso. In cucina, del tarassaco, non si butta via niente: le foglie possono essere mangiate in insalata, i fiori impastellati e fritti. Mentre le radici sono utili per tisane e decotti depurativi.

Siete amanti del primo sole primaverile e vi piace passeggiare all'aria aperta? Allora vi sarà capitato di certo di imbattervi nel tarassaco, una pianta molto diffusa nei nostri prati che, a partire dal mese di aprile, cresce spontaneamente dagli zero ai duemila metri di altitudine. Conosciuto anche come "dente di leone" o "soffione", sin dall'antichità veniva utilizzato dalla scienza medica: i terapeuti cinesi, infatti, lo prescrivevano per trattare raffreddore, polmonite, epatite, foruncoli e sovrappeso. Furono gli arabi, nel X secolo, a scoprire i suoi benefici dal punto di vista diuretico, una qualità testimoniata anche da alcuni dialetti italiani (in toscano, ad esempio, questa pianta viene chiamata "piscialetto"). In cucina, il tarassaco è come il maiale, non si butta via niente: le foglie e i petali, bolliti, possono essere utilizzati in insalata o in torte salate. In Sud Tirolo, in primavera, si gustano i fiori di tarassaco pastellati e fritti, conservati sott'olio o utilizzati come base per la marmellata. Con le radici, infine, si preparano decotti e tisane depurative, ottimo aiuto nelle diete dimagranti.

TESTO DI: DAVIDE DE LUCA

 

 

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