Basta un colpo d'occhio all'ingresso del locale, nascosto in un vicolo dei Lungarni a pochi passi dagli Uffizi, per rendersi conto che il loro motto, "chi vivrà veBrac", è molto più di una volenterosa dichiarazione d'intenti. Melisa e Sacha, giovane coppia nella vita e ai fornelli, sanno bene come tenere testa alla loro promessa, anche quando, come in questo caso, l'obiettivo è molto ambizioso. Abbinare il piacere della buona cucina al godimento artistico, declinare le portate a seconda delle performance nel calendario degli eventi, è una sinfonia che al Brac, acronimo di "Brunch art & café", si realizza quotidianamente, accordando con maestria linguaggi simbolici diversi. Sacha, il cuoco, ne è convinto: "La cucina stessa è un'arte. E una buona alimentazione è funzionale alla trasformazione dell'individuo. Di conseguenza, della società intera. L'arte deve nutrire, il cibo essere nutriente", spiega. Tanto più se il prezzo è davvero accessibile e nei 20 euro include anche il "contorno". Che al Brac di Firenze significa una libreria da "assaggiare" insieme a originali specialità vegane e vegetariane; decine di esposizioni di artisti contemporanei; performance di teatro-danza, improvvisazione teatrale, presentazioni di libri, happening musicali. E, naturalmente, installazioni.
"Ma qui le opere in mostra non sono appese alle pareti, già occupate dai libri. Sono invece stampate sulle tovagliette dei tavoli, in modo da non distrarre i clienti. Per questo abbiamo coniato il nome Brac's art on table", precisano i gestori, che dall'apertura del locale, nel maggio 2009, si stanno affinando per rendere gli eventi sempre più parte del menu.
Un esempio? Oggi, chi siede nella luminosa sala interna, tra un boccone e l'altro, può farsi fotografare dall'artista Valentina Muscedra, alla maniera dei personaggi ritratti dai maestri del Cinquecento. E guai a pensare che il locale, dal clima rarefatto e raccolto, sia una sorta di fastfood per trangugiare arte e cibo en passant: "Informale -ammoniscono Melisa e Sacha-, non è sinonimo di scarsa qualità. Anzi, la nostra idea vuole proprio essere un'alternativa a quel tipo di offerta".
Al Brac si passa per un cappuccino di soia o per un toast di verdure, da consumare al bancone stretti tra una vecchia macchina da scrivere Olympia e uno scaffale di buone letture. Ma si torna anche a pranzo e a cena, per affondare lentamente le forchette nei corposi carpacci di tofu alla marinara, o sperimentare il riso fumante al radicchio e gorgonzola. Le specialità della casa sono i piatti unici con insalata o carpaccio, abbinati a fagotti ripieni di pane sardo carasau e a un gazpacho o a un primo a scelta. Un'abbuffata all'insegna di mille suggestioni.
LA RICETTA
SPAGHETTI ALLA CHITARRA E POMODORINI SECCHI
Ingredienti (per 4 persone):
spaghetti alla chitarra (250-300 grammi)
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaio da tè di peperoncino tritato
1 pugno di prezzemolo tritato
1 pugno di pomodorini secchi
2 fette di pane secco
olio extravergine
Procedimento
Questo piatto è una variante del classico "aglio, olio e peperoncino" con aggiunta di pane vecchio tritato, che al Sud chiamano "mollica", e pomodorini secchi. Il segreto? I pomodorini non devono essere sott'olio e vanno ammorbiditi, lasciandoli a bagno in acqua fredda per un paio d'ore. Preparazione: tritate l'aglio in pezzi minuscoli e lasciatelo soffriggere a fuoco alto insieme alle scaglie di peperoncino. Quando comincia a dorare, aggiungete al soffritto del pane vecchio (tritato a pezzettini con il coltello) e mettete a cuocere gli spaghetti alla chitarra. Girate la miscela in padella per i minuti che servono agli spaghetti per venire a galla, aggiungete i pomodorini secchi tagliati a pezzetti, il prezzemolo e il sale necessario. Una volta pronta la pasta, raccoglietela con una schiumarola, scolatela e gettatela in padella (non abbiate paura di una possibile fiammata) per la mescolata finale.
Testo di Barbara Ciolli










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