Il ristorante
La cucina di Mao
Passeggiando per Roma, attenzione a non distrarsi: "Hang Zhou" non è un ristorante cinese qualunque. E non bisogna farsi scoraggiare dalla lunga coda di gente in attesa.

Se ci si lascia affascinare troppo a lungo dall'imponenza di Santa Maria Maggiore, si rischia di non cenare. Meglio affrettarsi quindi e, lasciandosi la chiesa alle spalle, percorrere qualche metro lungo via Merulana fino a imbattersi nel vicolo di San Martino ai Monti, dove una lunga coda di gente in attesa scoraggerebbe il più agguerrito degli avventori. Ma "Hang Zhou" non è un ristorante cinese qualunque e sono in pochi a perdere le speranze
All'interno due piccole salette e un tetris di tavoli, nessun paravento intarsiato, né musica asiatica in filodiffusione. Colpiscono invece i molti poster di Mao, "il più grande personaggio della Cina contemporanea" spiegano i proprietari, e le decine di foto scattate ai clienti, tra cui molti vip, appese alle pareti. 

"La fotografia è una mia grande passione", confida Sonia, nome italiano di Fen Xia, giovane imprenditrice che ha saputo trasformare un ristorante come tanti in una firma della cucina asiatica locale. "In Cina ogni cuoco ha la sua competenza, in pochi sono davvero completi", dice. Uno di questi era il maestro Liù, storico cuoco del ristorante, chiamato nell'83 a Roma dall'ambasciata cinese per promuovere la gastronomia della Repubblica popolare, poi a lungo corteggiato dallo zio di Sonia, primo proprietario del locale. "Con un cuoco come lui era uno spreco proporre il solito menu", dice Sonia. Dal riso nero "venere", al maiale allo stile Si Chuan, la proposta di Hang Zhou spazia tra le diverse tradizioni culinarie della Cina, offrendo anche una scelta di piatti del giorno.

Locale a conduzione familiare, è oggi il cognato di Sonia ad aver sostituito il maestro Liù tra i fornelli. "Era un falegname, per lui è stato facile imparare a cesellare le statuette di verdure che guarniscono le nostre portate",  spiega ricordando l'insegnamento della tradizione cinese: "Soddisfare innanzitutto la vista, poi l'olfatto e in ultimo lo stomaco". Perfette riproduzioni di scimmie, aragoste, cigni e interpretazioni floreali, affascinano e stupiscono per la loro eleganza, "e rallegrano la vista", scherza Sonia. Innamorata del mondo occidentale, ama la moda e soprattutto Roma, dove ha molti amici e si sente perfettamente integrata, tranne che in un aspetto: "Non ho mai assaggiato la cucina romana -confessa ridendo-. Siamo aperti tutti i giorni, non ho mai trovato il tempo". Progetti per il futuro? "Mangiare un buon piatto di carbonara".  

TESTO DI LUCIA ALESSI

LA RICETTA 
GAMBERETTI AL TE' "LONG JING"

Ingredienti per 4 persone 
500 g di gamberetti sgusciati, 2 cucchiai d’olio, 1 cucchiaio di foglie di tè Long Jing, 1 bicchiere d’acqua bollente, 2 cucchiai d’olio di semi, 1 cucchiaio di fecola di patate, 1 cucchiaio di vino bianco, 2 cucchiai di tè pronto. Per la marinata: 1 albume d’uovo, 2 cucchiai di vino bianco, 1 cucchiaio di fecola di patate.

Procedimento
Fare rinvenire le foglie di tè in un bicchiere d’acqua bollente fino a quando non saranno completamente aperte. Lavare i gamberetti e montare l’albume a neve aggiungendo il vino bianco, la fecola di patate e il sale. Mantecare con cura e lasciare riposare per 15 minuti.

Scaldare 1,5 l d’acqua in una pentola wok e scottare i gamberetti facendo attenzione a lasciarli rosati. Togliere e scolare i gamberetti, scaldare l’olio e aggiungere il vino e il tè pronto, la fecola di patate (precedentemente sciolta nell’acqua bollente) e il sale. Mescolare il tutto e unire i gamberetti. Fare restringere e guarnire con verdure e foglie di tè.

 

 

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