Che cosa hanno in comune Gabriele D'Annunzio, Oscar Wilde e il presidente Clinton? Tutti, seppure in epoche diverse, si sono seduti ai tavolini del Gambrinus, lo storico caffè di Napoli affacciato su piazza Plebiscito, intitolato al re germanico considerato l'inventore della birra. Un locale leggendario, con gli stucchi e le decorazioni dei suoi saloni d'altri tempi, fonte d'ispirazione per artisti e letterati. Tra gli altri, Salvatore Di Giacomo, autore dei versi della canzone Marechiaro, nato nello stesso anno d'inaugurazione del locale, il 1860, data del discusso plebiscito che decretò l'annessione del Regno delle due Sicilie al Regno di Sardegna (da cui il nome della vicina piazza, la più grande della città).
Crocevia fondamentale nella storia di Napoli (basti dire che proprio qui Matilde Serao scelse di presentare il primo numero del quotidiano il Mattino), il Gambrinus ha conosciuto la sua stagione migliore ai tempi della "Belle Epoque" quando, insieme alla consumazione, tutti i clienti potevano godere di uno spettacolo gratuito nella Sala della Musica, dove, su un piccolo palco, si esibivano le damine viennesi nell'esecuzione dei famosi valzer di Strauss. Una tradizione che i fratelli Sergio, gli attuali proprietari, vogliono rinverdire in occasione dei 150 anni del caffè: così per tutto il 2010, ogni venerdì si potrà cenare al Gambrinus allietati da concerti, operette e spettacoli degustando antipasti come il timballo di patate e funghi, primi e secondi della tradizione partenopea e dessert originali come il Maria Josè (vedi ricetta) e il Vesuvio (una fusione di babà, pastiera e sfogliatella). Ma qui vale certamente la pena fermarsi anche solo per sorseggiare un caffè speciale, "una pregiatissima miscela di qualità arabica creata appositamente per noi", dice Arturo Sergio. E se, dopo Enrico De Nicola, tutti i presidenti della Repubblica in visita a Napoli si sono fermati qui per sorbirsi una tazzina fumante, un motivo pure ci sarà.
TESTO DI: IDA PALISI











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