Su una cosa possiamo essere tutti d'accordo: per aprire un ristorante non è indispensabile un diploma da chef. Ciò che non può mancare, invece, è un'identità precisa. Come quella di questi sette giovani torinesi, età media 33 anni, volontari della ong Manitese, che due anni fa hanno deciso di trasformare la propria passione per la cooperazione internazionale mettendosi dietro ai fornelli, pur non avendo alcuna esperienza di ristorazione alle spalle. È nata così la Tavola di Babele, "una cooperativa, un ristorante, una caffetteria, ma soprattutto un gruppo di persone che vuole proporre uno stile di vita più responsabile" racconta Chiara, una delle socie di questo piccolo locale di Borgo San Paolo, quartiere operaio di Torino.
"Anche il nostro menu vuol essere operaio: prepariamo piatti di qualità, adatti a tutti i palati, utilizzando prodotti locali e, quando questo non è possibile, quelli del commercio equo e solidale". L'ambiente, molto semplice, ha una trentina di posti a sedere e tavoli di legno imbanditi con piatti sempre diversi, in gran parte inediti, che nascono dalla voglia di rivistare la tradizionale "cucina della nonna" con il tocco esotico dei sapori del Sud del mondo. Un mix che i clienti sembrano gradire: "Alcuni pranzano qui anche tutti i giorni -racconta Chiara-: e noi, come le loro mamme, ci preoccupiamo di garantire loro una dieta varia e completa". La sera vengono proposti menu-degustazione, diversi a seconda della stagione: in lista, di solito, due antipasti (tra cui i tomini di sesamo e zucca), due primi (particolare la crema di carote allo zenzero), due secondi (da provare l'arrosto di maiale con albicocche secche) e due dolci (da non perdere la tarte tatin di mele e yogurt), il tutto accompagnato da acqua del rubinetto e da vini rigorosamente piemontesi. Il sabato sera, poi, è dedicato ai vegetariani con piatti sfiziosi come il riso thay con porri, olive e crema di zucca piccantina.
Ma alla Tavola di Babele non si pensa solo a mangiare: il locale ospita incontri culturali e funziona come punto d'incontro per i Gruppi d'acquisto solidale. "Lo sforzo economico per mantenere questa struttura è molto impegnativo -sospira Chiara-, ma la sfida è quella di essere diversi da un ristorante tradizionale: per questo cerchiamo di sopravvivere anche accettando stipendi più bassi. E inventandoci altre iniziative". Come i laboratori nelle scuole sulle tematiche del cibo e il servizio catering, con cui gli chef-cooperanti della Tavola di Babele portano in giro le loro delizie, sempre a modo loro: "Utilizziamo solo piatti di ceramica e bicchieri di vetro -dice Chiara-: e, per muoverci, il servizio di car sharing".
TESTO DI Davide De Luca
LA RICETTA:
Riso thay con porri e olive
e crema di zucca piccantina
offerta da Chiara della Tavola di Babele
Ingredienti
riso thay equo, olive nere (magari taggiasche) denocciolate, 4 porri, 1/2 zucca, 1 o 2 cipolle,
2 gambe di sedano, una carota, alloro, rosmarino, peperoncino, sale, pepe, olio extravergine.
Per il riso. Cuocere il riso in abbondante acqua salata con un paio di foglie di alloro e una cipolla. Scolarlo al dente e condirlo subito con dell’olio extravergine. Nel frattempo pulire i porri, tagliarli a rondelle e cuocerli in padella con olio, sale e pepe, sfumandoli con un po’ di vino bianco. Unire i porri cotti al riso insieme a una manciata di olive.
Per la crema. Preparare un soffritto abbondante con cipolla, carota e sedano in olio extravergine, mettendo a soffriggere anche sale, pepe e un pizzico di peperoncino. Quando il soffritto
sarà pronto, aggiungere la zucca a pezzetti, farla rosolare bene e successivamente coprire di acqua calda. Lasciare cuocere finché non si sfalda.
A questo punto frullare la crema e aggiustare di sale. Servire il riso, con la crema di zucca a parte.











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