Il ristorante
Ospitalità in stile umbro
"Entra solo se bevi vino". È la regola di Filippo Proietti che decide, con una sola occhiata, chi può entrare nella sua Osteria del matto

"Entra solo se bevi vino", sta scritto sull'insegna. Ma soprattutto entra se vai a genio a u' Mattu, al secolo Filippo Proietti (soprannominato così fin dai tempi della scuola), che da una decina d'anni è il protagonista di questa deliziosa osteria nel centro di Spoleto, dietro piazza del Mercato e a cinque minuti dal Ponte delle Torri.

Filippo non fa nulla per metterti a tuo agio. Quando arrivi ti squadra e se, come quasi sempre, il locale è pieno (solo 25 i coperti, quindi meglio prenotare), ti dice "tu sì" o "tu no" a seconda di quanta simpatia gli ispiri. Se è in buona e ha voglia di chiacchierare è capace di ipnotizzarti con le sue storie: è sposato con una principessa thailandese e da poco più di un anno è diventato padre per la seconda volta di un "matterello", come lo chiama lui. 

Se invece non è in vena di conversazioni userà i suoi modi spicci limitandosi a chiederti cosa vuoi bere, visto che quella del vino è l'unica scelta concessa agli avventori. Rosso o bianco, questa è l'alternativa: per i forestieri è quasi obbligatorio provare il rosso di Montefalco, tipico dell'Umbria, altrimenti la cantina offre un buon ventaglio di altre soluzioni.

Ad aiutare Filippo ci sono la sorella Alessia e la mamma Santina, cuoca e vero asso nella manica dell'osteria. Il menu varia in base alle stagioni ma è sempre uguale per tutti, non sono ammesse deroghe e il Matto non vuole sentire ragioni. Si comincia con una lunghissima serie di antipasti di cucina spoletina: il più caratteristico è la ricotta fritta, ma non mancano bruschette, fritture, spezzatini e anche insalate, tanto che l'effetto è quello di un pasto che comincia dalla fine e approda ai primi (tra cui segnaliamo dei notevoli strangozzi al tartufo) solo dopo un lungo preambolo. Alla fine si contano circa dieci portate, l'ultima delle quali è la crescionda, dolce tipico del Carnevale spoletino che ormai viene preparato tutto l'anno.

Cibo a parte, però, un pranzo o una cena all'Osteria del Matto restano nella memoria perché tutto è particolare. La misantropia dell'oste, certo, ma anche gli innumerevoli "Pinocchio" di ogni foggia e dimensione appesi alle pareti e circondati da libri, candele e immancabili bottiglie di vino. O le perle di saggezza incise sui muri della toilette: "Qualunque cosa accada affrontatela con stile", suggerisce qualcuno. 

Ecco, forse è proprio questa la parola chiave. In un sottobosco di ristorantini tutti uguali, Filippo e il suo rifugio hanno uno stile davvero inconfondibile. 

TESTO DI FEDERICO MONTIROLI

 

RICETTA: La crescionda (offerta da Alessia Proietti de "L'osteria del matto")

Sbattete le uova, poi aggiungete lo zucchero e il mistrà. Quindi sbriciolate gli amaretti (è necessario ottenere una polvere finissima, quindi meglio utilizzare un frullatore) e scioglieteli nel latte con il cacao e dell’altro zucchero, dopodiché aggiungete i due caffè. 

Mettete il tutto nel forno a 180 gradi per circa dieci minuti e, voilà, avrete la “crescionda”! Un dolce basso, di consistenza morbida, caratteristico di Spoleto. 

Le sue origini risalgono al Medioevo: all’epoca era una pietanza agrodolce e la ricetta prevedeva anche ingredienti come formaggio pecorino, uova, brodo di gallina, pane grattugiato e buccia di limone.

 

Eventi
Rubriche