Le storie
Nostromo in gonnella
TdM n° 037, settembre 012 / Rady e le sue colleghe si sono guadagnate la stima dei portuali di Carrara. Perchè la pesca non è un lavoro per soli uomini.

Niente a che vedere con la classica immagine del pescatore, rigorosamente maschio e un po' lupo di mare. Sotto la cerata e gli stivali di gomma, a tirare su le reti con il piombo e a smistare il pesce c'è Radoslava, una donna minuta, con l'accento dell'Est. Siamo al porto di Marina di Carrara, dove nel gennaio del 2011 nasce "Bio e mare", la prima cooperativa italiana di pesca al
femminile
. Oggi sono sei le donne, dai 21 ai 48 anni, che seguono tutta la lavorazione del pesce, dalla barca fino al vasetto pronto per il mercatino biologico, senza tralasciare alcun dettaglio. E sporcandosi le mani. Il motto è "vietato sprecare, non
si butta niente". Come una volta. Radoslava Petrova, detta Rady, ha 24 anni quando, nel 1998, arriva in Toscana dalla Bulgaria insieme all'ex marito. Ha studiato turismo, pedagogia e giornalismo, ma in Italia si arrangia con qualche lavoretto, tra cui l'interprete, la baby-sitter e la cameriera. Finché non incontra la sua vera passione, il mare. "Quando ho visto il porto ho capito che era il mio mondo" dice con il sorriso negli occhi. In quel momento decide di prendere il brevetto per guidare un'imbarcazione da pesca e di creare una cooperativa di sole donne. "Mogli e figlie si sono sempre occupate di pulire le reti e cucinare il pesce.
Perché non dovrebbero alzare la testa e iniziare a pescare?" afferma. Tanta era la sua determinazione, che al porto di Carrara non si sono potuti opporre. "Alcuni colleghi hanno mostrato un po' di ostilità -continua- ma grazie alla nostra forza e all'alleanza
con gli uomini della cooperativa Maestrale, che ci hanno insegnato tanto, ce l'abbiamo fatta".
Superate le diffidenze, Rady è diventata mozzo e oggi le manca poco per poter uscire da sola con "Il gabbiano", la piccola barca di legno che ogni giorno torna in porto con circa 30 chili di orate, gamberoni, muggine, branzini e seppie delle acque del Tirreno. "Per me stare in mare è una valvola di sfogo -spiega-. In questo mondo soffocante è un modo per entrare in contatto con la natura e non essere rintracciabile per qualche ora". Ci sono i piaceri, ma anche le difficoltà. La vita da pescatore infatti non è una passeggiata. Tutti i giorni intorno alle 17, Radoslava posiziona le reti in mare insieme a un collega di Maestrale. In serata controllano il meteo e verso le 4 del mattino prendono il largo. Qualche ora dopo le barche rientrano cariche sulle banchine, dove il pesce viene smistato e pesato.
Una parte del pescato viene venduta da Barbara, 24 anni, su un banco sul lungomare, un'altra invece arriva in pescheria. Lì c'è Tania, la più giovane con i suoi 21 anni, che racconta: "Ho il sale nelle vene: posso anche spostarmi da Carrara, ma ogni
tanto ho bisogno del contatto con il mare". Prima del tramonto, quello che resta, il cosiddetto invenduto, prende due direzioni: le tavole delle feste di paese o la cucina del laboratorio.
Ai fornelli c'è Rita, che dopo la morte del marito ha chiuso il loro negozio di moto e ora si dedica alla lavorazione del pesce. Sul fuoco sfrigola il sugo di pomodoro e acciughe, mentre nella dispensa sono pronti i vasetti con il resto della materia prima. C'è
la crema di muggine ottima per i crostini, il tonno cotto nell'alloro e conservato nell'olio, oppure la crema di pesce piccante, che va a ruba, tutto preparato con prodotti biologici della zona. Le etichette sono disegnate da Radoslava -che ha un certo talento
anche per il disegno e il découpage- e vengono applicate da Rosi, che si occupa anche del lavoro di segreteria.
I vasetti vengono poi venduti nei mercati o ai Gas, i gruppi di acquisto solidale. "Oggi ne riforniamo circa 45, dal Piemonte alla Toscana. Ogni 15 giorni portiamo ad ognuno il pesce con il furgone. Nonostante la crisi siamo sommersi di nuove richieste e, con la nostra attività di filiera corta, riusciamo a vivere e persino a competere con le grandi industrie" racconta Rady. Per far fronte a
tutti gli impegni le donne di Bio e mare devono lavorare anche nei fine settimana, scambiandosi spesso i ruoli.
"Ognuna deve saper fare tutto" afferma Rita. E con l'aiuto di tutte, la cooperativa si espande. Hanno appena acquistato un ex supermercato che ospiterà la nuova pescheria, il laboratorio e gli uffici. L'impressione è che niente possa fermare queste
donne, forti come il mare.

 

Testo: Ludovica Scaletti

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