Le storie
Vietato non toccare
Due musei tattili, ad Ancona e a Varese, per conoscere l'arte "in punta di dita"

Nonostante le abbia osservate decine di volte non mi ero mai accorta che le montagne del Campo dei Fiori, a due passi da Varese, fossero così basse e tozze: niente a che fare con le vette maestose che credevo tanto familiari. Per scoprirlo ho dovuto toccarle, letteralmente: riprodotte in un modellino 15mila volte più piccolo dell'originale, ne ho seguito l'intero profilo con i polpastrelli, misurando i dislivelli in un palmo. Così, un tocco dopo l'altro, l'immagine del massiccio montuoso
si è trasformata anche nella mia mente.
A Varese, nelle sale del "Museo tattile", la conoscenza del mondo passa attraverso la punta delle dita. Chiese, mulini, città ed elementi naturali sono ricostruiti in miniatura e a disposizione dei visitatori insieme a un divieto insolito: "Vietato non toccare". La chiesetta romanica di San Celso a Comerio (Va), un ponte ferroviario e l'alveo di un fiume sono solo alcuni esempi dei 34 modellini realizzati fino a questo momento. Inaugurato ad aprile e ospitato nelle sale della Villa comunale Baragiola, lo spazio ha un obiettivo ambizioso: accompagnare i visitatori (vedenti e non) a far esperienza della realtà su larga scala. "Toccando i modellini i non vedenti scoprono un mondo da cui sono solitamente esclusi -spiega Livia Cornaggia, fondatrice dell'associazione ControLuce e curatrice dell'esposizione-, ma non mi sorprende che oltre il 90 per cento dei visitatori ci veda benissimo: vista e tatto permettono due modalità di apprendimento diverse, ma complementari". All'ingresso del museo (biglietto: 6 euro; info: controluceonlus.org, tel. 0332 - 255.637) si può decidere se curiosare liberamente tra le varie sezioni oppure farsi "bendare". "Proponiamo una conoscenza a quattro mani", continua Livia mentre guida quelle dei visitatori sul modello dell'acquedotto romano di Nimes, Sud della Francia, riprodotto in scala 1:250. "Per misurare la grandezza di un oggetto suggeriamo di abbracciarlo: solo allora si riesce a capire che cosa sia".
Come spesso accade, l'idea del museo è nata quasi per caso: "Durante una vacanza a Barcellona -racconta Livia- mi sono imbattuta nella riproduzione di Casa Batlló, realizzata per consentire ai non vedenti di conoscere l'arte di Gaudí".
Complice la sua professione di modellista, Livia ha costruito personalmente tutte le opere esposte a Varese usando il legno, nel caso di riproduzioni in scala "architettonica" (con dettagli fino a mille volte più piccoli dell'originale), o l'mdf, un particolare materiale impiegato di solito nella realizzazione di mobili, per le miniature in "scala urbanistica" (centri città e elementi geografici). Fondamentale è stata anche la collaborazione con il museo statale Omero di Ancona (ingresso: gratuito; info: museoomero.it, tel. 071 - 281.19.35), primo esempio italiano di museo tattile: fondato nel 1995, conta oggi oltre 30mila visitatori all'anno. A differenza di quello varesino il museo marchigiano si è specializzato nella riproduzione di calchi e copie, in gesso o vetroresina, delle più celebri sculture come la Nike di Samotracia, la Venere di Milo o la Pietà di Michelangelo. Oggi che il museo è una realtà, Livia non si accontenta, e tra i sogni nel cassetto ha anche una riproduzione di Pompei. Un progetto complesso, difficile da portare a termine senza aiuti economici, ma più di altri destinato proprio ai vedenti: "Alzi la mano chi, visitando gli scavi, non si è sentito un po' spaesato -conclude-, quale miglior modo per prepararsi se non una visita in miniatura?".

 

Testo: Valeria Raimondi

 

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