TdM n° 027 settembre 2011 - "Ma che le imparo a fare le note? Tanto io sono rom". Isabella, 15 anni, fissa testarda la lavagna con il pentagramma: quei pallini bianchi con le stanghette restano un mistero inutile per lei. Ma il suo maestro non demorde: una bella ramanzina, e la lezione continua. "Alcuni usano questa scusa per non andare avanti: pensano di non poter fare qualcosa di diverso da ciò che hanno sempre fatto, ma si tagliano le gambe da soli" dice Loris Tacchin, giovane musicista del Conservatorio di Milano, dove insieme ad altri quattro colleghi insegna teoria, fisarmonica e violino a una ventina di rom tra i 5 e i 17 anni. Chi gira in centro li avrà incontrati spesso: tra le vetrine dei negozi o nei sottopassaggi della metropolitana, imbracciano archi e fisarmoniche e ripetono allo sfinimento il canone di Pachelbel o una danza ungherese di Brahms. Da febbraio, però, ogni settimana hanno un'altra tappa fissa: la scuola di musica più prestigiosa della città. "L'anno scorso si respirava un clima teso nei confronti degli stranieri, in particolare dei rom: gli sgomberi erano all'ordine del giorno, le autorità locali li dipingevano come nemici -racconta Arnoldo Mosca Mondadori, presidente del Conservatorio-. Noi, in quanto istituzione culturale, avevamo la responsabilità di dare un altro messaggio". La volontà c'era, mancava un appiglio concreto. Ma è bastata una telefonata a don Virginio Colmegna, direttore della Casa della carità, e nel giro di pochi giorni sono cominciate le lezioni. "I piccoli musicisti arrivano da 12 delle famiglie che affianchiamo da tanti anni -spiega il sacerdote ambrosiano, in prima linea per l'inserimento sociale dei rom-: quasi tutte hanno ormai trovato un appartamento, solo pochi vivono ancora in una situazione di disagio". La maggior parte di loro, in passato, ha vissuto nel campo comunale di via Capo Rizzuto, chiuso cinque anni fa. Anche i bambini del Triboniano avrebbero dovuto partecipare al corso, ma il loro campo è stato chiuso proprio in concomitanza con l'inizio delle lezioni, "e in quel periodo i loro genitori hanno avuto ben altro a cui pensare" aggiunge Donatella Vito, una delle responsabili dell'iniziativa, che ha raccolto il sostegno di privati e istituzioni. La più generosa è stata la signora Marisa Baldoni, amica di Mosca Mondadori, che ha subito deciso di donare 10mila euro per acquistare una decina di violini e retribuire gli insegnanti. A luglio, anche il ministero dell'Istruzione si è fatto avanti, stanziando 20mila euro euro per coprire i costi del secondo anno. Un entusiasmo motivato dagli obiettivi del progetto: mostrare ai ragazzi un approccio per loro inedito alla musica e aprire loro nuove prospettive, anche professionali, preparandoli agli esami di ammissione al Conservatorio, dove potranno frequentare le scuole secondarie. "I candidati verranno scelti l'anno prossimo a seconda del loro impegno e del parere degli insegnanti" spiega Clive Cueto, coordinatore del corso. Così, ogni sabato pomeriggio, dopo aver preso d'assalto le macchinette delle patatine in corridoio, i ragazzi si riversano in aula per la lezione di teoria. "All'inizio c'era un po' di titubanza da parte loro, quella di chi ha paura di confrontarsi con altre realtà. La stessa che forse avevamo anche noi -racconta Pietro Boscacci, che si occupa del gruppo dei più grandi-. Poi hanno capito che potevamo insegnare loro qualcosa ed è iniziato un bello scambio". Un'impressione confermata da Eduard, 14 anni e una treccia nera, determinato a costruirsi una carriera nella musica con il suo inseparabile violino:"Quando ho saputo di questa possibilità non ero molto convinto: pensavo che fosse un corso di bassa qualità che il Conservatorio organizzava tanto per fare bella figura. Invece gli insegnanti sono bravissimi e molto seri".
Nell'ora di teoria regna un po' di confusione: alcuni non sanno neanche disegnare la chiave di violino, altri vorrebbero capire la sottile differenza fra due terzine e una sestina. Mentre Eduard interrompe l'insegnante per chiedergli se conosce una fuga di Corelli, Albert, orecchino e cresta di gel, non riesce a trattenersi dal mettere le mani sulla fisarmonica, già pronta in grembo per l'ora successiva: la lezione di strumento, da tutti la più amata. Qui, anche i più scalmanati si fanno docili e attenti: solo qualche volta, tra una scala e l'altra, la mano scappa sulla tastiera per sciogliere la tensione degli esercizi in un ghiribizzo di velocissime note balcaniche.
Molti infatti, soprattutto i più grandi, sanno già suonare bene. Ma è un sapere assorbito sempre e solo attraverso l'improvvisazione e l'imitazione di padri e fratelli maggiori. Nella pratica i ragazzi rom, pur avendo orecchio, istinto e velocità, non sono quasi mai in grado di leggere le note. Una caratteristica che costa agli insegnanti parecchio sudore. Leonard, 13 anni, lo ammette candidamente: "Con lo spartito mi stufo subito perché faccio fatica, allora vado su youtube, ascolto il pezzo due o tre volte e lo imparo a orecchio. Ma so che studiare nel modo giusto è importante". Non solo: perfezionare la tecnica e l'impostazione delle mani è indispensabile per diventare professionisti. "Bisogna essere pazienti, sono passati solo pochi mesi -osserva Pietro-. Durante la settimana studiano di sicuro troppo poco, ma almeno a lezione si impegnano molto". E il loro amore per la musica contagia anche gli insegnanti, creando ogni volta un incontro fecondo e un po' magmatico, ma solo in superficie. Lo si capisce quando si ascoltano Pietro e Leonard che cercano di spiegare la differenza fra musica classica e musica rom. "L'una è introspettiva, l'altra è espressiva" dice il maestro, riflessivo e colto. Per l'allievo, che l'estetica la padroneggia così così, "la nostra musica è allegra anche quando è triste. La classica, invece, è seria, parla sempre di qualcosa". Punti di partenza agli antipodi ma con un traguardo comune, di cui si potranno presto ascoltare i frutti: in autunno si esibiranno in concerto, suonando i violini realizzati dai mastri liutai del carcere di Opera.
Testo: Giulia Genovesi. Foto: Lorenzo Pessoni.










OKNOtizie
Segnalo
Diggita
Delicious
Facebook