La corda di sicurezza è ben fissata in vita, il piede destro già saldo sul primo appiglio. Al fischio dell'allenatore, Matteo scatta verso l'alto e scala in scioltezza il muro perfettamente verticale. La cecità sembra un dettaglio di poco conto per lui: l'unico aiuto di cui ha bisogno e un'altra corda che unisce i punti d'appoggio sulla parete e, in pochi secondi, è già alcuni metri sopra gli sguardi stupiti dei ragazzi delle scuole bolognesi che partecipano al corso di arrampicata sportiva organizzato dall'Itc Salvemini di Casalecchio di Reno.
Matteo Stefani e un campione di paraclimb, l'arrampicata per portatori di disabilità: una disciplina
giovane, che sta muovendo passi da gigante. E l'Italia, una volta tanto, è all'avanguardia: Matteo ha vinto l'oro nella categoria non vedenti agli ultimi internazionali di Tokyo. Il Cip, Comitato italiano paralimpico, è al lavoro per ottenere l'ammissione della disciplina ai Giochi di Rio de Janeiro 2016 e, dal 16 al 19 luglio, Arco di Trento ospita i primi campionati mondiali, con decine di atleti da tutto il mondo, tra cui sette nostri connazionali.
Ma aldilà del risultato, "chi pratica questo sport ottiene miglioramenti non solo nell'autostima e nella socializzazione, ma anche a livello pratico -spiega Melissa Milani, promotrice del Cip-: i non vedenti affinano le capacità tattili e i portatori di disabilità motorie possono in parte recuperare le loro abilità". Come ha fatto il"campionissimo" Matteo Alberghini, che agli internazionali ha vinto quattro medaglie d'oro in altrettante edizioni. Matteo gareggia nella categoria riservata alle disabilità degli arti superiori, a causa del suo braccio sinistro, semi paralizzato dalla nascita. "Grazie all'allenamento i miei muscoli si sono notevolmente rinforzati -racconta-: il mio arto non avrà mai una funzionalità completa, ma ora riesco a fare molte più cose".
In Italia sono 215 le società aderenti alla Fasi, federazione arrampicata sportiva italiana, ma solo una decina hanno attivato progetti di paraclimb, tutte nel Centro-Nord. Gli atleti interessati sono poco più di trenta, nelle categorie per ciechi, ipovedenti, amputati e disabili. Ma l'arrampicata fa bene a tutti ed è per questo che Fasi e Cip si sono dati il compito di aumentare l'attenzione delle società sportive verso questa disciplina. "Dispiace dirlo -considera Ariano Amici-, ma in troppi sono interessati soltanto alle attività che garantiscono un ritorno economico". Per questo si punta a sensibilizzare le scuole e i corsi universitari di scienze motorie, "perchè spesso nemmeno gli insegnanti di ginnastica conoscono l'importanza di questo sport. Ma quando i progetti vengono realizzati, la risposta è sempre entusiastica" afferma Amici, mentre i prof del Salvemini cercano di mantenere la calma tra i loro ragazzi, impazienti di scalare la parete davanti a loro.
Testo: Andrea Legni










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