L'allenamento è finito. Adriano esce dalla piscina, si copre con un asciugamano, guarda l'acqua e sorride. La prossima partita è vicina, ma lui la sfida più grande l'ha già vinta: da mesi non tocca più una bottiglia. Un trofeo messo in bacheca a 61 anni, 45 dei quali trascorsi tra alcolici e sostanze stupefacenti. Una conquista della sua volontà e di Pallanuova, squadra di pallanuoto con base a Pescara che unisce ex campioni mondiali e olimpici a persone con un passato difficile.
Un progetto originale, concepito nel 2009 dallo psicologo e pallanuotista Alfredo D'Ilario: "L'idea è nata parlando con il direttore della comunità Nuova vita di Vicenza -dice-: dopo l'esperienza della droga, dell'alcol e del gioco d'azzardo, a fine terapia i suoi ragazzi avevano difficoltà a reinserirsi in una rete sociale sana, così abbiamo pensato di aiutarli con la pallanuoto". Ma perché scomettere proprio su questo sport? "Perché non è troppo diffuso, insegna il senso del sacrificio e, soprattutto, si fa in acqua -spiega Amedeo Pomilio, star della squadra, campione olimpico a Barcellona '92 e secondo allenatore della Nazionale-. L'acqua è un elemento archetipo, fondamentale nella psicanalisi, che si lega all'inconscio, alla nascita, alla morte e, non a caso, alla purificazione e alla rinascita".
Il percorso di riabilitazione, proposto alle comunità di recupero e ai centri di aggregazione giovanile, è su due livelli. Il primo è un training di 24 sedute, 12 a secco e 12 in acqua, durante il quale "i ragazzi affrontano i loro problemi, imparano a stare in gruppo e a gestire le emozioni e l'aggressività", spiega D'Ilario. Il secondo è quello agonistico vero e proprio, in cui i partecipanti alla prima fase sono invitati, se lo vogliono, a fare parte del "dream team" che partecipa a tornei nazionali, spesso con ottimi piazzamenti. Sulcentinaio di persone (di cui dieci minorenni) che hanno partecipato ai cinque training realizzati finora, 15 hanno deciso di entrare in squadra.
Una possibilità aperta a tutti, al di là dalle abilità sportive: "Nel nostro decalogo c'è una regola fondamentale -precisa il coach-: a turno, ognuno deve entrare in acqua, anche a costo di perdere una partita già vinta". Perché gli atleti di Pallanuova giocano sì per vincere, "ma soprattutto per divertirsi", aggiunge Pomilio. L'importante è battere il disagio, l'emarginazione, la dipendenza. Come ha fatto Marco, 18enne vicentino, che appena un anno fa era vittima del bullismo e della sua timidezza: ricurvo, parlava di rado e soltanto in dialetto, rifugiandosi nell'alcol pur di farsi accettare dai coetanei. Oggi, invece, sorride e cammina a testa alta, con le spalle aperte per affrontare il mondo: "È diventato il nostro testimonial -precisa d'Ilario-, e ci tiene a raccontare la sua esperienza nelle presentazioni ufficiali". La piscina ha ridato il sorriso anche ad Amil, arrivato dall'India cinque anni fa con lo spettro di un matrimonio combinato nel Paese d'origine. Il training ha messo in discussione tutti i suoi valori, ha acuito i conflitti interiori ma, alla fine, l'ha cambiato:
grazie ai suoi nuovi amici, ha capito che ci si può innamorare davvero, non solo per imposizione.
Testo: Micol Sarfatti
Foto: Marco Zorzanello










OKNOtizie
Segnalo
Diggita
Delicious
Facebook