Le storie
Rinascere dalla terra
Adulti e minori, i detenuti della barbagia lavorano in fattoria. E in Sardegna si investe su di loro.

In Barbagia, cuore rurale della Sardegna, alcune tradizioni sono dure a morire. Così, quando un pastore è colpito da una sventura, "sa paradura" vuole che i suoi amici gli donino una o più pecore, in segno di solidarietà. La terra come sinonimo di vita e di riscatto, uno strumento così potente da aprire nell'Isola anche le porte del carcere per fare uscire i detenuti. Ma solo per lavorare nei campi.
A Mario, 16 anni e fare adulto, è toccata in sorte Istentales, un'azienda agricola immersa nelle campagne di Badde Manna, in provincia di Nuoro. Qui, tra ovile, orto e cucina trascorre cinque giorni a settimana (il weekend torna in famiglia), in attesa della sentenza del giudice. Un periodo di prova, sei mesi che possono diventare dodici se l'esperimento funziona.

Sì, perché "Insieme nella fattoria" è un progetto innovativo che ha mosso i primi passi a gennaio: coinvolge il Centro per la giustizia minorile (Cgm) della Sardegna e due aziende agricole del nuorese, a conduzione familiare. "Proviamo a prevenire l'ingresso in carcere dei più giovani -dice Sandro Marilotti, direttore del Cgm-: i ragazzi (per ora due, ma presto saranno sei) oltre che dal fattore, sono seguiti da un'équipe di assistenti sociali e tutor che individuano i percorsi più vicini ai loro interessi".
La vita in famiglia è un valore aggiunto, perché "gli uomini di campagna sono da sempre depositari di antichi ideali", precisa Gigi Sanna, proprietario di Istentales.

Attorno alla sua abitazione i segni di questa terra e delle sue usanze, come le "pinnetas", i ripari in cui i pastori si riunivano per rifocillarsi e ascoltare i consigli dei più anziani. Appese alle pareti compaiono invece decorazioni nuragiche e le maschere dei "mammutones". Gigi e Mario tra loro parlano in dialetto: "Preferiamo usare la nostra vera lingua", ammettono, mentre mostrano il frutto di questi primi mesi. Mario ha imparato a mungere le capre, lavorare il latte, fare la ricotta e "sa jotta", una specie di siero da cui si ottiene un formaggio tipico. E visto che Istentales è anche una fattoria didattica, insegna ai suoi coetanei i mestieri tradizionali: organizza laboratori in cui preparano il pane e le marmellate o prendono confidenza con la terra e gli animali. La sera, niente Facebook o telefonate: "Sono troppo stanco", confessa. E non mancano prospettive per il futuro: la Barbagia, infatti, offre ancora possibilità di lavoro. "Oggi c'è uno spopolamento enorme nelle campagne -prosegue Gigi-, manca un ricambio generazionale, e noi puntiamo anche su questo: investire sulla terra è una scelta coraggiosa".

Ma non si pensa solo ai minori detenuti. Sempre in Barbagia, tra Fonni, Mamoiada e Lollove tre mesi fa sono nate le "Fattorie delle opportunità", dedicate agli adulti. Capofila del progetto la Provincia di Nuoro e una rete di associazioni locali. Cinque le aziende interessate, sei i carcerati finora inseriti. Trovano una casa, un lavoro onesto e retribuito e delle persone con cui confrontarsi: gli agricoltori hanno seguito dei corsi formativi tenuti da psicologi e finanziati con fondi regionali, per prepararsi a superare le diffidenze e i pregiudizi nei confronti di chi ha sbagliato e sta ancora pagando. "Non voglio sapere quello che hanno fatto -dice Cristoforo Coccollone, proprietario dell'azienda Sa Ontonera-. Ciò che mi interessa è che non abbiano giri loschi, mentre lavorano qui".

"Non sono più la stessa persona. Ora posso camminare a testa alta, perché ho un mestiere -racconta Giuseppe, uno dei destinatari del progetto-. Mi sento fortunato: chi esce dal carcere spesso è peggiore di prima". Obiettivo finale: migliorare la propria manualità, acquisire fiducia in se stessi e, perché no, fare business etico. "Alle aziende abbiamo chiesto di organizzare anche dei punti vendita -conferma Babore Fele di Laore Sardegna, agenzia regionale per lo sviluppo agricolo-: per dare anche a chi compra l'occasione di fare un acquisto buono, biologico e solidale".

Scontare la pena all'interno delle fattorie rappresenta una della alternative offerte dal sistema penitenziario in questa Regione, che oggi dà la possibilità a 1.214 detenuti (su 2.217) di oltrepassare le sbarre. Al di là della novità, rappresentata dalle aziende private che lavorano con i minori e gli adulti, "le fattorie sociali dell'Isola che partecipano a queste iniziative sono tante, anche se per ora non esiste un vero e proprio albo", spiega ancora Fele.

Un caso emblematico, di certo, è quello della Cooperativa San Lorenzo di Terramanna, vicino a Cagliari. Ventiquattro ettari di terreno che hanno permesso a don Salvatore Benizzi, ex cappellano del carcere di Iglesias, ora direttore della Pastorale del lavoro diocesana, di realizzare il suo sogno: rilevare un casale in disuso, appartenuto ad Angelo Corsi, figura di spicco dell'antifascismo sardo, e farne un'azienda agrozootecnica dove coltivare, tra l'altro, grano e zafferano. La ristrutturazione è affidata a 30 detenuti. "L'edificio -spiega Giuseppe Madeddu, presidente della San Lorenzo- sarà presto una struttura di pena alternativa, aperta 24 ore su 24. Un polo di aggregazione che ospiterà non solo i carcerati, ma anche convegni, spettacoli e concerti. Un modo efficace per diffondere i concetti di legalità e cittadinanza, ma anche per favorire l'incontro tra le persone".

Testo di Maria Chiara Cugusi

 

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