Le storie
Dalle ceneri di Gomorra
A casal di principe, l’ex villa del camorrista “o Brutos” accoglie adolescenti in difficoltà.

Un edificio in stile neoclassico sorretto da un imponente colonnato segno della "devozione" camorrista. Mura alte e spesse che soffocano il respiro e non permettono allo sguardo di scrutare oltre l'agglomerato di cemento. Pochi passi e ci si addentra nei 650 metri quadrati distribuiti su due livelli. La pavimentazione interna è intatta. Nell'ampio e luminoso salone, un tempo testimone di riunioni clandestine, domina una scalinata circolare che conduce al piano superiore. Qui le pareti sono ricoperte di poster, e il Napoli la fa da padrone, mentre dagli armadi socchiusi spuntano jeans e t-shirt e le scrivanie sono ingombre di libri, quaderni e qualche videogioco.

Quella che fino al 2006 è stata a Casal di Principe (Caserta) la tana di Egidio Coppola, detto "o brutos", da due anni ospita il centro di accoglienza per minori in affido "Don Peppe Diana", dedicato al parroco ucciso dalla camorra nel 1994 e gestito dal Dipartimento di salute mentale dell'Asl di Caserta, in collaborazione con la cooperativa sociale Stella di san Marcellino. "Per renderla agibile non c'è voluto solo il tempo -spiega Nicola Palmiero, il responsabile della struttura-, ma anche il sostegno del consorzio Agrorinasce a cui il bene confiscato è stato affidato e che ha deciso di rimpiegarlo, e della Regione che ha stanziato quasi 200mila euro per la ristrutturazione". Una cifra sostanziosa che però non ha convinto le ditte edili della zona: in molte hanno rifiutato l'appalto per paura della vendetta dei clan. "La tensione era alta -ricorda-: dopo l'arresto di Coppola, la villa era stata incendiata. Gli autori del gesto sono rimasti ignoti, ma il significato era chiaro. Nessuno poteva avvicinarsi".

Eppure il circolo virtuoso ha funzionato e in due anni ha dato casa a cinque adolescenti allontanati dalle rispettive famiglie per problemi relazionali o legati a deficit cognitivi. "Frequentano le scuole del paese -prosegue Palmiero- e per loro ha poco peso la storia di questo posto, come quella del precedente inquilino. Ma solo così possono sentirsi liberi di invitare i compagni di classe a studiare e giocare". E all'ombra del colonnato coltivano sogni e amicizie: c'è chi insegue la passione per il pallone nel vicino centro sportivo, chi si diletta in cucina e chi immagina il suo futuro altrove, magari oltre i confini di Casale. "Non ho mai viaggiato, ma vorrei andare in Cina -racconta Edoardo-: l'Oriente con le sue luci e il mito del dragone mi affascina".

Ad accompagnarli ci sono due piscologi e cinque operatori dell'Asl, oltre al cuoco, l'addetto delle pulizie e qualche animatore. Anche i vicini si danno da fare. Qualcuno ha persino aperto le porte di casa e per Natale e Capodanno ha ospitato in famiglia un adolescente. "Esistono molti pregiudizi su questa terra -ammette il responsabile-, ma le persone hanno accolto bene la nostra presenza. Mandano i loro figli a giocare con i nostri ragazzi e nei casi d'emergenza non si tirano indietro. Neppure alle due di notte".

Un microcosmo che funziona con i finanziamenti "privati", come quello della Fondazione Madonna di Loreto della Diocesi di Caserta, che garantisce lo stipendio di due operatori, ma soprattutto grazie al pubblico. "Sono i Comuni di residenza dei minori che pagano il mantenimento della struttura, versando una retta che varia tra i 42 e i 78 euro, a seconda dei casi -dice Nicola Palmiero-. E a volte, ci stupiscono. Come è accaduto con l'Amministrazione di Aversa che ci ha offerto un ulteriore contributo di 40 euro al giorno rispetto alla somma pattuita".

La casa famiglia di Don Diana non è un buon esempio "isolato". Tra Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa, Capasesanna, San Marcellino, Santa Maria la Fossa, Villa Literno, il consorzio Agrorinasce ha rimesso in moto altri 12 beni confiscati alla malavita. Nella casa natale di Sandokan, alias Francesco Schiavone, in via Bologna 14 a Casal di Principe, l'associazione La forza del silenzio ha aperto uno spazio ricreativo per bambini autistici, mentre i terreni confiscati a Sebastiano Ferraro sono divenuti un "centro di agricoltura sociale" dedicato alla memoria di Antonio di Bona, vittima innocente della camorra, dove la cooperativa Eureka accompagna nel rinserimento lavorativo persone svantaggiate. "Dal 1999 a oggi abbiamo ottenuto l'affidamento di 55 beni tra terreni e immobili -spiega Giovanni Allucci, amministratore delegato di Agrorinasce-: oltre a quelli già in funzione, a breve ne ripristineremo altri. Sono in corso i lavori per una mediateca e ludoteca a San Cipriano, per un centro riabilitativo per disabili a Casal di Principe, mentre alcuni progetti hanno appena ottenuto i finanziamenti".

Il consorzio, di cui fanno parte i sei Comuni del casertano e che ha come presidente un viceprefetto, non solo si occupa di affidare le ex ville o le fattorie della camorra alle associazioni, ma tutela queste ultime da possibili ritorsioni. "All'inizio dovevamo occuparci noi anche delle ristrutturazioni -prosegue Allucci-, ora interveniamo nei casi più delicati, chiedendo la mediazione delle istituzioni pubbliche perché si affianchino alle cooperative sociali, come nel caso della comunità di Don Diana". Un'apertura testimoniata anche dai cancelli della villa di "o brutos", un tempo sempre sbarrati e che oggi, garantiscono gli operatori, sono spalancati per la gente di Casal di Principe.

Testo di Roberto Colella

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