Dom è una piccola cupola, un disco volante posato sul prato accanto alle scuole medie del quartiere Pilastro di Bologna. Nata negli anni Settanta come sala di quartiere, chiusa per trent'anni a causa dell'amianto, "la cupola" ha riaperto a fine 2009 come spazio culturale gestito dalla compagnia teatrale Laminarie.
"Il teatro -recita una scritta all'ingresso - valorizza gli imprevisti". E in questa periferia sorta negli anni Sessanta e nota alle cronache per fatti drammatici come il massacro della Uno bianca (1991), gli imprevisti sono all'ordine del giorno. Lo sanno bene i primi abitanti, "che arrivarono nelle case popolari con l'impianto di riscaldamento non ancora pronto, alle porte dell'inverno", ricorda Gabriele Grandi, fondatore della tivù di condominio "Teletorre 19". "Gli autobus diretti in centro -prosegue Grandi- non entravano nemmeno nel quartiere".
Riuniti in comitato, gli inquilini rivendicano i servizi, dai trasporti agli spazi per lo svago, e tra le torri e il "virgolone" (una muraglia curvilinea di 700 metri con più di 500 appartamenti) aprono la biblioteca, il parco Pasolini, il circolo "La fattoria". Anche il Dom è nato così. Da quando la compagnia Laminarie ha vinto il bando del Comune per gestire "la cupola" è passato poco più di un anno. "Il nostro rischio era di atterrare come marziani -racconta la regista, Bruna Gambarelli-. Cerchiamo costantemente di far dialogare il quartiere con proposte teatrali contemporanee e d'avanguardia. Certo, fare ballo liscio sarebbe stato più semplice".
In un anno, Dom (che significa "cupola" in romeno) ha ospitato rassegne per bambini, proiezioni, conferenze e laboratori, coinvolgendo la popolazione. Il 2 giugno i cittadini del Pilastro sono saliti sul palco per una lettura collettiva della Costituzione; in "30 racconti brevi" sono diventati scrittori, accompagnando con le loro storie una serie di foto di Gianni Berengo Gardin. In "Ancora Antigone", donne di tutte le età hanno interpretato un'oratoria pubblica sulla giustizia.
Nonostante i costi elevati e i finanziamenti in calo, l'obiettivo per il secondo anno del Dom è mantenere un'attenzione particolare per i ragazzi del quartiere, dove vive una nutrita comunità di rom profughi dai Balcani. E alla scuola media "Saffi" il 65 per cento degli studenti è straniero. "Insieme a Dom abbiamo progettato un laboratorio sulle professioni del teatro -spiega Maria Amigoni, preside in pensione ma ancora impegnata-: non ballerini e cantanti, ma tecnici luci, macchinisti e scenografi". Mestieri invisibili, ma indispensabili perché lo spettacolo continui. Un po' come questa zona di periferia a cinque chilometri dalle Due torri, che Bruna Gambarelli definisce ironicamente "il tubo digerente di Bologna. Perché senza l'accoglienza di quartieri come questo, tutta la città crollerebbe".
Testo di Giulia Bondi

































