Quando la strada che si inerpica sulle pendici del monte Genesio si lascia alle spalle il bosco, la vista spazia dal Monte Rosa all'Appennino. "Forse i primi artisti sono arrivati a Campsirago perché quassù il contatto con la natura e con il lavoro artigianale era ancora forte", ipotizza Michele Losi, direttore artistico di Scarlattine teatro, la compagnia che ha fatto di una piccola frazione disabitata in provincia di Lecco un avamposto artistico, la "residenza teatrale" Monte di Brianza. Campsirago è un borgo del basso Medioevo, palazzo Gambassi un antico edificio nobiliare trasformato in casa dell'arte. "Vogliamo sostenere le compagnie, soprattutto quelle emergenti: avere un posto in cui risiedere durante i lavori è per gli attori una grande possibilità", dice Losi.
Il progetto della residenza teatrale funziona così: "Le compagnie si trasferiscono a palazzo Gambassi per quindici giorni o un mese, a seconda del tempo di cui ritengono di avere bisogno. Il soggiorno, compreso vitto, alloggio e utilizzo della strumentazione tecnica, è gratuito: in cambio chiediamo di portare la prima dello spettacolo al festival Il giardino delle Esperidi, che si svolge in estate", spiegano da Scarlattine teatro. A sostenere il progetto sono Fondazione Cariplo, Regione Lombardia, e tanti Comuni, enti e associazioni del territorio, a partire dal municipio di Colle Brianza, con cui Scarlattine nel 2007 ha stipulato una convenzione d'uso gratuito per gli spazi di palazzo Gambassi.
Venti posti letto, cucina, palco e spazio prove, una struttura alimentata da energia solare e biomassa, in tre anni di attività da questo borgo sono passate una quindicina di compagnie. Ma Monte di Brianza non è l'unica esperienza di residenza teatrale in Italia. A Dro, in Trentino, Centrale Fies ha stimolato la nascita di altre realtà e oggi in Lombardia le residenze legate a Etre (il progetto "Esperienze teatrali di residenza" finanziato da Fondazione Cariplo) sono una ventina, di cui più di dieci ben avviate. Campsirago però ha una storia speciale: la residenza teatrale si inserisce nella scia di movimenti sociali che hanno fatto tappa qui, a 670 metri di altitudine. "Quando negli anni Settanta arrivarono i figli dei fiori non c'era acqua corrente e le case erano diroccate: vent'anni prima gli abitanti avevano lasciato le terre per raggiungere le città e le industrie", ricorda Losi. Da allora, nessuna anima viva.
Negli anni Ottanta, poi, a insediarsi stabilmente in paese è la cooperativa Nuova agricoltura. "Grazie a loro il paese vive la positività dell'ideale politico e associativo -spiega Giampietro Tentori di Legambiente-, e si riesce a mandare in fumo il tentativo di speculazione edilizia dell'imprenditore brianzolo degli elettrodomestici Candy, Peppino Fumagalli, possidente di quasi tutto il borgo".
Negli anni Novanta arriva "Teatro la Ribalta", compagnia icona delle performance impegnate, e nelle sere d'estate il paese fantasma si anima con "Campsirago teatro", eventi di musica e arte. Dalle strade di ciottoli e cascine passano i grandi nomi del teatro, Marco Paolini porta una delle prime rappresentazioni del celebre "Vajont". Sempre in quegli anni, il Comune avvia il recupero del borgo e il 30 per cento del fabbricato diventa edilizia popolare.
Ma il fascino e il richiamo di Campsirago, grazie alle cure del Cai-Club alpino italiano e di Legambiente, sono rimasti intatti. E la residenza teatrale si è lasciata sedurre. "Il sogno del centro d'arte e ambiente, però, si scontra con qualche difficoltà: per alcune resistenze politiche, il Parco regionale del monte Genesio è un progetto che fatica a decollare e il rapporto con i 35 abitanti non è sempre idilliaco: ci sono stati furti di motoseghe e altri piccoli sabotaggi", spiega Tentori con un velo di amarezza. Ma nessuna voglia di mollare.
Testo di Laura Bellomi










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