Le storie
Coccole di lana
Con ferri e gomitoli sferruzzano il loro amore per i neonati prematuri. Da Alessandria a Betlemme.

Un piede lungo "mezzo pavesino". Non è quello di una bambola, ma di un bimbo che nasce settimane prima del tempo. Piedini grandi meno di un piccolo biscotto, che devono essere scaldati dalle mani di una mamma e dall'abbraccio di scarpine in lana o fibra di latte create su misura, introvabili non solo nei negozi ma anche negli ospedali. Calzature in miniatura, come i cappellini o le copertine colorate e realizzate con cura dalle mani e dai ferri di un gruppo di donne che hanno messo la propria passione per la maglia al servizio di questi piccoli guerrieri che lottano per la vita (il 6,5 per cento dei nati ogni anno in Italia sono prematuri, ndr). "Tutto nasce attorno al tavolino di un bar -ricorda Laura Nani Bertetti, mamma e manager con una carriera quasi ventennale nel mondo del marketing-. Eravamo solo cinque amiche che si ritrovavano insieme un pomeriggio al mese a fare la maglia, come succede nella tradizione americana dei knit cafè". Tanto per sfatare il luogo comune che lavorare ai ferri sia una questione di sole nonne, Laura e le sue amiche si davano da fare sferruzzando abiti e sciarpe per amici e parenti, ma a un certo punto si accorsero che potevano fare qualcosa di più.

"Abbiamo pensato ai bambini prematuri -spiega la manager- per i quali in commercio non esistono linee di vestiti; un amico pubblicitario ha realizzato per noi un logo e un blog e così, con la collaborazione di Cristiana Brenna, ingegnere di Torino conosciuta durante un knit cafè, abbiamo dato vita all'associazione Cuore di maglia".
Nata appena due anni fa ad Alessandria, grazie al tam-tam sul web oggi l'associazione conta gruppi a Milano e Torino, oltre a un centinaio di altre volontarie armate di ferri e gomitoli, pronte a mettersi all'opera in tutta Italia per scaldare i corpicini dei neonati prematuri. "Le prime consegne le abbiamo affidate al reparto di Terapia intensiva neonatale dell'ospedale pediatrico di Alessandria", dice Laura. Ma ben presto lo sguardo dell'associazione si è allargato a un ventaglio di bisogni ben più ampio. "Abbiamo iniziato a dedicarci anche ad altri bambini -prosegue Bertetti-: neonati abbandonati alla nascita, ricoverati per malattia, in dialisi, malati oncologici, oppure ragazzi che vivono in casa famiglia o che soffrono di patologie come l'anoressia, o ancora chi ha dovuto affrontare tragedie come quella del terremoto abruzzese. Abbiamo anche allargato la nostra produzione a creazioni più ludiche, come collane, zainetti, porta cellulari e marionette per le dita".

Lo scorso giugno si sono ritrovate in un agriturismo di Murisengo (Al), sulle colline del Monferrato, per il primo Cuore di maglia Camp. Un'occasione in cui Laura, Cristiana e le compagne di ferri hanno discusso delle attività dell'associazione e, manco a dirlo, si sono messe al lavoro. "Eravamo una cinquantina di assatanate. In due giorni abbiamo prodotto un sacco di materiale, destinato a Betlemme, in Palestina: 53 kit composti da coperte e cappellini per bambini fino a un anno di età, fatti arrivare di nascosto grazie a una suora di Milano". Fino a metà ottobre non hanno saputo se la "consegna clandestina" fosse avvenuta: "Li abbiamo infilati nelle valigie di un gruppo di pellegrini diretti in Terra santa perché arrivassero al Caritas baby Hospital, un ospedale pediatrico che non fa distinzioni etniche -spiega Cristiana Brenna-. é sempre dura inviare aiuti in Israele, ma il 14 ottobre abbiamo ricevuto le fotografie da Betlemme: missione compiuta".

La produzione di Cuore di maglia punta anche sull'innovazione e la creatività. Cristiana ha messo al servizio del progetto le sue competenze professionali, realizzando un packaging particolare: "Una piccola confezione colorata a forma di cilindro che racchiude un gomitolo di lana merinos, donatoci da un'azienda tessile biellese, e le istruzioni per realizzare una giacchetta scalda cuoricino". Quest'anno le associate si sono autotassate di 10 euro per fare fronte alle necessità dell'associazione che, tra l'altro, ha pubblicato due libri con gli schemi per creare cappellini e coperte. Fondamentali i materiali da utilizzare: fibra di latte, microfibra e lana merinos, bandito l'acrilico. Finora i ferri delle volontarie hanno prodotto 500 coperte consegnate nei reparti di terapia intensiva neonatale di Torino, Cuneo, Pavia, Milano (all'ospedale Sacco, dove c'è il più alto tasso di abbandoni in Italia), Napoli, Bologna e altre città. Senza dimenticare le scarpine, non più lunghe di mezzo pavesino.

Testo di Ilaria Leccardi e Mauro Ravarino

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