Le storie
Scimmie metropolitane
Crescono anche in italia gli appassionati di parkour. Saltano tra i palazzi per affrontare meglio la vita.

Sobborgo parigino di Lisses, fine anni Ottanta, settemila anime di periferia dove si conoscono tutti. Per gioco nove ragazzi iniziano la loro personale "corsa a ostacoli", in francese parcour: con costanza imparano a superare mura e cancelli, scivolando via sul cemento come Tarzan nella giungla. Si fanno chiamare Yamakasi, in bantu "forti di corpo e di spirito", e arrivano a balzare come felini sui cornicioni, sospesi nel vuoto tra un palazzo e l'altro. Persino il regista Luc Besson se ne innamora, corteggiandoli per i suoi film.

Oggi i leggendari ragazzi di banlieue sono cresciuti, mietendo migliaia di adepti. I video di parkour (con la "k" a effetto, ndr) imperversano su Youtube e non c'è settimana che i traceurs, "tracciatori di percorsi", non si ritrovino in giro per l'Europa, in vista del rituale pellegrinaggio a Lisses, la loro Mecca. Anche in Italia i raduni si susseguono: Genova, Roma, Milano. Ma più che a spettacolari esibizioni si assiste a duri allenamenti in piazze e giardini pubblici, dove giovani dai 16 ai 40 anni scolpiscono i loro fisici già atletici con salti, flessioni e capriole.

A maggio si sono dati appuntamento a Novara e dintorni, dove l'associazione Parkour Italia, grazie a un finanziamento della Provincia e al sostegno dell'associazione Samsara, ha organizzato degli stage gratuiti nei fine settimana. Decine gli iscritti, nessun fanatico. Tra loro anche Stefania Vaudo, 35 anni, guida del parco nazionale Valgrande di Verbania: una specie "rara". "Certo, le donne sono poche, ma non sono l'unica -precisa-. Amo questo sport perché al posto di pareti rocciose e fiumi trovi barriere urbane. Ma come nel bosco sei solo e devi adattarti". Vicino a lei, Giorgio Ferré, 28 anni, istruisce le matricole a saltare sui tavoli di legno, ammonendo i più precipitosi: "L'obiettivo è percorrere ogni distanza con la massima efficienza. Si comincia dai gradini -spiega-. Bisogna conoscere i propri limiti, per superarli".

Prima dei salti più spericolati ci si addestra un paio di anni con scale, tavoli e muretti. Per un cornicione ce ne vogliono almeno sei. A Novara ha fatto capolino anche Laurent Piemontesi, "vecchio" Yamakasi e attuale leader della formazione, che in Francia insegna questa disciplina persino ai carcerati. Inglesi e francesi sono i più forti. Ma anche gli italiani non scherzano: secondo l'Apki sarebbero 400 i nostri connazionali che sfidano con un balzo muri e cancelli. Come i Milan monkeys, le famose "scimmie" di Milano. O il gruppo pioniere, quello di Prato, allevato dagli stessi ragazzi di Lisses, che nel 2005 ha dato vita all'Apki, creando la prima associazione al mondo di parkour: "È uno sport non competitivo. Quando gli ostacoli sono un'opportunità, la vita scorre fluida come l'acqua sulle pietre", commenta il 31enne Matteo Milani.
Il loro orgoglio nazionale è Federico Mazzoleni, alias "Gato": un "gatto" bergamasco di 26 anni, che si allunga verticale in impeccabili candele a strapiombo sui baratri. "Pericoloso? Non necessariamente. Il segreto è saper valutare fino a quanto spingersi", chiosa Federico, biologo evoluzionista, fresco della qualifica internazionale di insegnante di parkour. Il titolo, conseguito a Londra, è riconosciuto dagli Yamakasi e persino dalle associazioni "più pure" che, come l'Apki, si ispirano alla linea dell'ex vigile del fuoco David Belle. Perché come spesso accade tra vecchi amici dalla forte personalità, le strade dei nove ragazzacci di Lisses si sono divise. E se qualcuno milita ancora negli storici Yamakasi, c'è chi come lui ha affinato le sue performance prendendo spunto dalla tecnica militare di George Hébert, appresa dal padre e dal nonno, entrambi pompieri. Tornato nell'ombra dopo il ruolo da protagonista in "Banlieue 13" prodotto da Luc Besson nel 2004, Belle rimane fedele al metodo naturale dell'ufficiale di marina che, affascinato dall'agilità degli indigeni d'Africa, nel primo Novecento iniziò ad allenare le truppe imitando il "buon selvaggio". Mentre Sébastien Foucan, anche lui vigile del fuoco ma con il brio dell'uomo di spettacolo, ha aggiunto alla disciplina originaria le acrobazie della ginnastica artistica, fondando il freerunning: in slang londinese "correre liberamente".

L'estetica prevale sull'efficienza ed esplode il fenomeno commerciale: Foucan recita in "007 Casino Royale" (2006), va in tour con Madonna e centinaia di seguaci sperimentano salti mortali sull'asfalto. Con l'uscita del suo libro, "Freerunning, trova la tua strada" (edizioni Socrates), anche in Italia cresce la schiera di artisti metropolitani in bilico tra freerunning e parkour. Alla ricerca, come gli Street arts romani, di "movimenti sempre più belli".

Testo di Barbara Ciolli

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