In testa i polizieschi degli anni Settanta, il pallino del vintage e molta rabbia generazionale. Senza cui, forse, il collettivo di filmmaker toscani dall'esotico nome a effetto, "John Snellinberg", non avrebbe fatto strike: girare "La banda del brasiliano" (quasi) a costo zero e, dal giugno scorso, vedere la sua opera prima distribuita in dvd su scala nazionale dal gruppo Cecchi Gori. Altrimenti chi riuscirebbe a ricavare un lungometraggio, per di più un poliziesco con inseguimenti nello stile della "Milano violenta" di Mario Cariano (1976), con 2mila risicatissimi euro di budget? Sentendosi poi bussare alla porta da una grande società, decisa a lanciare sul mercato il film che quest'inverno spopolava nei circoli e nelle sale d'essai della zona.
Per arrivare al movie che i critici già definiscono cult, dieci giovani pratesi appassionati di cinema di genere si sono ritrovati per otto anni di sera e nei weekend in un capannone della Val di Bisenzio (Po), giocando con la cinepresa e seguendo le suggestioni della poetica essenziale di Aki Kaurismaki, cineasta finlandese su cui Patrizio Gioffredi, il regista 31enne del gruppetto, nel 2006 ha anche pubblicato una monografia.
Nell'anonimato dei boschi dell'Appennino, location di molte scene, il collettivo ha studiato geniali escamotage per abbattere i costi, come filmare sparatorie nei viali deserti del depuratore piuttosto che su un set di Cinecittà o farsi prestare cappelli e abiti d'ordinanza da ferrovieri e poliziotti in pensione, dosando con accortezza gli ingredienti giusti per fare il botto.
Un attore professionista -l'unico al fianco di volti di strada o semiprofessionisti- nel ruolo dell'ispettore capo: Carlo Monni, con alle spalle pellicole di Giuseppe Bertolucci, Sergio Citti e Mario Monicelli, convinto dalle "facce belle, non piccolo borghesi di questi ragazzi".
Una trama attuale: i trentenni frustrati e precari che, travolti dalla crisi economica, sequestrano un cinquantenne appagato dal posto fisso, target del loro odio sociale. Una colonna sonora originale, con pezzi di Sam Paglia e dei Calibro 35, che ricalcano le atmosfere dei vecchi polizieschi omaggiati ne "La banda del brasiliano" (per averne un assaggio, www.labandadelbrasiliano.com), giallo odierno infarcito di citazioni dotte. Non ultimo, un bel finale amaro che assolve la gang del Biondo, del Mutolo (il componente rimasto senza voce dopo essere stato fatto fuori in politica), del Randagio e del Brasiliano, e incrimina insospettabili cittadini comuni, in tempi in cui "i vecchi che hanno fatto la Resistenza, i migliori, se ne stanno andando. Restano cinquantenni narcisisti e trentenni inconcludenti e il mondo -confessano i sequestratori- ci fa sempre più paura".
TESTO DI BARBARA CIOLLI
Per saperne di più, leggi "Nuovo cinema condiviso"











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