Effetti speciali, suoni avvolgenti, tre dimensioni: senza dubbio, anche il cinema non è più quello di una volta. Al di là dei "miracoli" dell'elettronica sfruttati dalle majors per sbancare i botteghini, nel sottobosco dei cinefili c'è da registrare un'altra piccola, grande rivoluzione. Si chiama "distribuzione civile" ed è un esempio di cultura cinematografica dal basso, che sta prendendo sempre più piede nel nostro Paese. "Grazie a noi, con soli dieci euro a testa un gruppo di liceali di Verona ha messo in piedi un cineforum", conferma il regista Andrea Segre, che con la sua compagnia di filmmaker ha fondato ZaLab, associazione culturale che distribuisce film indipendenti proiettati in scuole, università, sale comunalie centri sociali.
Non vecchie pellicole sottratte alla polvere delle mediateche, quindi, ma nuovissimi dvd di opere autoprodotte tra cui la pluripremiata "Come un uomo sulla terra", che ha calamitato 40mila spettatori in tutta Italia, e il nuovo documentario sulle periferie romane "Magari le cose cambiano", entrambi firmati da Andrea Segre. "Una rete orizzontale a cui non rinunceremo mai -promette il regista- e solo per ora più debole di quella tradizionale, pilotata dagli oligopoli del cinema, ma reale a tutti gli effetti per capillarità sul territorio". Per organizzare una serata, infatti, bastano un maxischermo, un videoproiettore e un impianto audio. I noleggiatori pagano a Za-Lab poche centinaia di euro, recuperati vendendo biglietti o trovando finanziamenti in proprio. E le richieste non mancano, grazie al tam tam di mail e social network.
Un modello che ha portato al successo anche Documè, il circuito creato a Torino da alcuni cultori della materia per diffondere i documentari indipendenti: dal 2003 a oggi 3mila proiezioni e 310 dvd di autori italiani e stranieri in catalogo, noleggiabili dal sito in pacchetti risparmio (dieci film, 80 euro, metà del ricavato va ai videomaker). Altro ottimo rincalzo per la diffusione di film autoprodotti è la web-tv: ZaLab riserva una pagina del suo sito al "libero scambio" di video girati con una "progettazione sociale, democratica, pacifica e interculturale", mentre dagli studi romani di Cinecittà la società Caro Film trasmette i film indipendenti che realizza sul canale alternativo a pagamento streamit.it. Da segnalare anche il concorso Net independent film festival che a novembre di ogni anno consente al pubblico di vedere gratuitamente e votare i video in lizza.
Altro tassello da non dimenticare sono le tecnologie digitali, ormai affermate anche in questo genere di produzione tanto che risale al 2007 il decollo di Microcinema, digital network nazionale che trasmette via satellite concerti e film in cento sale parrocchiali. E in formato digitale è anche "L'uomo fiammifero", film-caso del momento firmato dal gruppo Cineforum di Teramo, che dal 2005 organizza il digital festival indipendente "Cineramnia 3D".
Una storia visionaria diretta dall'esordiente Marco Chiarini (già definito il "Tim Burton italiano") e distribuita dal sito socialdistribution.org, che incita gli internauti a proporre alle sale proiezioni in 3D, trattenendo il 10 per cento degli incassi ad affare fatto. "La chiave del nostro progetto -precisa Fabio Fidanza, ingegnere prestato alla comunicazione- sta proprio nel rivenderlo in file digitali, a cui lavorano alcuni informatici su un normale computer. Un know how raro in Italia", che abbatte anche l'ultimo tabù: portare video "indie" nei cinema commerciali, che in tempi di crisi aprono le porte negli orari meno concorrenziali.
A maggio "L'uomo fiammifero" è sbarcato all'Arcadia di Melzo (Mi), la più grande multisala digitale del Paese. Non a caso, ricordano con ironia all'Ucca (Unione circoli cinematografici Arci), la rete che dal 1967 distribuisce film su pellicola e dvd in centinaia di circuiti alternativi, "ormai la definizione internazionale di film è quella di immagini in movimento. Su qualsiasi supporto, esistente o da inventare".
TESTO DI BARBARA CIOLLI











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