Sedici anni fa sembrava un'idea senza futuro: un giornale da inviare ai compaesani emigrati nei quattro continenti. Senza prezzo di copertina, solo offerta libera. Ci poteva credere solo qualche nostalgico appassionato, che aveva visto la partenza degli altri restando al di qua della sponda.
Da Badolato, provincia di Catanzaro, se ne sono andate oltre 5mila persone, tre generazioni. Un vero e proprio esodo, visto che i residenti oggi sono 3.650. Sono emigrati per cercare un lavoro, che questo splendido borgo medievale contadino, affacciato sul golfo di Squillace, non riusciva e, ancora oggi, non riesce a garantire. Quasi sempre, però, il legame è rimasto. E lo sapeva Vincenzo Squillacioti, maestro elementare in pensione che tutti in paese chiamano "il professore", che incontrava i tanti di ritorno dalle Americhe dopo venti o trent'anni, a caccia di vecchi ricordi d'infanzia o delle tombe dei parenti.
Per rafforzare questo legame, nel 1994 l'associazione culturale "La Radice" stampa il primo numero dell'omonimo periodico. "Un'edizione provvisoria, 8 pagine, in 500 copie -racconta il professore-. Oggi è un quadrimestrale di 45 pagine, in bianco e nero, e le copie sono 1.800". "La Radice" racconta quanto accade tra i vicoli di Badolato, ripesca episodi di storia locale, propone articoli di etimologia e lessico dialettale. E in dialetto sono le poesie, i racconti e perfino il cruciverba. Infine la rubrica "Quasi un'anagrafe", con il nome dei morti, dei nati, di chi si sposa, dei laureati e di chi emigra.
All'estero vengono spedite 420 copie: Germania, Regno Unito, Francia, Svizzera, Olanda, Malta, Argentina e Stati Uniti, passando per Africa e Australia. In Italia lo ricevono circa 1.300 persone, dalla Sicilia al Piemonte. "Siamo tutti volontari", precisa Squillacioti. E il presidente dell'associazione culturale, Mario Ruggero Gallelli, aggiunge: "Spendiamo, per la carta e la spedizione, circa 2.500 euro a numero, ma finora mai nessun passivo". Perché i badolatesi all'estero inviano contributi spontanei.
Col tempo "La Radice" è diventato un giornale culturale apprezzato anche da chi non è nato da queste parti. E ci hanno scritto studiosi da tutta Italia, come i critici letterari Antonio Piromalli e Antonio Barbuto, il linguista Franco Mosino, il grecista Lorenzo Viscido e l'antropologo Vito Teti. Hanno ricevuto il giornale anche i figli del glottologo tedesco Gerhard Rohlfs, autore di due dizionari di dialetto calabrese, venuti a Badolato quando, per i 110 anni della sua nascita, gli hanno dedicato una piazza.
TESTO DI MARIA GALLELLI
Per saperne di più, leggi "Italiani da sbarco"











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