Uno sbarco per dire no al razzismo, all'arroganza e al malaffare che vedono diffondersi nella Penisola, al di là del mare. Venerdì 25 giugno saranno in mille, fra italiani trapiantati a Barcellona, spagnoli e catalani, a salpare dalla banchina del Port de Barcelona: diciotto ore di navigazione, destinazione Genova, per portare "solidarietà a tutti quelli che lottano in nome di una vera democrazia, perché non si può assistere all'Italia che va alla deriva senza fare nulla". Una traversata, quella del comitato "Lo sbarco", che 150 anni dopo la spedizione dei mille richiama, per coraggio e slancio, l'impresa dei garibaldini. L'idea è nata da un gruppo di genitori e insegnanti della Scuola italiana di Barcellona: "Dall'estero il degrado della democrazia italiana si mostra impietoso, il senso civico sta lasciando il passo a un clima di paura e intolleranza -spiega Andrea De Lotto, insegnante-. In Spagna la gente partecipa e vive molto di più per strada. In Italia, invece, sta chiusa in casa davanti alla televisione".
De Lotto racconta che ogni volta che torna in Italia si stupisce degli atteggiamenti di chiusura "anche in persone insospettabili". Perplessi, preoccupati, sconcertati: il loro attaccamento all'Italia diventa più forte man mano che da oltre i Pirenei arrivano le notizie di sgombero di campi rom e di leggi ad personam. E hanno scelto di arrivare via mare perché, dicono, l'acqua unisce: il Mediterraneo, del resto, negli anni ha conosciuto migrazioni e massacri.
La nave, un traghetto della "Grandi navi veloci" che parte da Tangeri con a bordo nordafricani carichi di mercanzie, arriverà a Barcellona a mezzanotte. I mille la trasformeranno in un grande spazio di creatività, anche se a viaggiare con loro ci saranno tanti altri passeggeri che magari non sanno nulla dell'iniziativa. "Musica, teatro, fotografia, abbiamo riservato mille posti tra ponte e cabine e chiesto il permesso di utilizzare gli spazi dei saloni per le performance e gli incontri", dice entusiasta De Lotto. Lo sbarco è previsto per sabato 26 giugno, intorno alle ore 18.
Fra chi organizza e chi aderisce solo con una firma, c'è voglia di mobilitazione e riscatto: "All'estero l'Italia viene vista come la patria della corruzione e dell'illegalità. Ma che Paese è diventato? -si chiede De Lotto-. Vorremmo che lo sbarco risvegliasse le coscienze civili che oggi paiono addormentate". Cultura, democrazia e partecipazione contro l'imbarbarimento: nel manifesto de "Lo sbarco" non c'è nessun accenno alla politica e al sistema dei media della penisola. "Sarebbe stato troppo facile -spiega De Lotto-. Abbiamo deciso di puntare sui cittadini, non sull'attacco al premier e agli altri politici".
Un movimento senza bandiere né partiti, variegato nell'unitarietà del sentire comune. Il sito losbarco.org è un miscuglio di lingue, volantini in italiano, catalano, spagnolo e un lungo elenco di cittadini che, semplicemente, hanno dato sostegno.
Sull'altra riva del mare, il comitato ha messo in piedi una festa di accoglienza con concerto nel Porto antico di Genova e, mobilitando istituzioni, associazioni e famiglie, ha organizzato l'ospitalità per chi arriva dal mare. "Per mesi l'informazione ha viaggiato via internet, abbiamo fatto rete con cittadini e associazioni di tanti paesi europei dalla Grecia alla Francia -racconta Rita Lavaggi, insegnate genovese-. Anche dall'Italia le adesioni non sono mancate: parteciperanno gruppi provenienti non solo da Milano e Torino, ma persino da Sardegna e Sicilia. Nella settimana precedente lo sbarco coinvolgeremo le periferie di Genova, mentre domenica 27 giugno, cinque piazze del centro storico si animeranno con incontri e feste". Finiti gli incontri, chi in aereo chi in nave, ognuno riprenderà la via del rientro: "Non sappiamo come sarà tornare a casa dopo lo sbarco, ma saremmo felici anche solo di ritrovarci carichi di energia", conclude De Lotto.
TESTO DI LAURA BELLOMI
Per saperne di più, leggi "Emigrati consapevoli".











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