Sei torri giallo ocra, scrostate e fatiscenti, ognuna da otto piani: tre da un lato e tre dall'altro, divise da un viale alberato. In mezzo: una fontana rimasta per anni senz'acqua, "decorata" da una scultura a forma di missile.
Questo è il cuore di Zingonia. Circa 170 appartamenti, che non hanno mai subito alcun intervento di manutenzione, destinati alla demolizione e abitati fino a poco tempo fa da oltre 600 inquilini. Zingonia non è un paese, ma un'area di passaggio, in provincia di Bergamo, divisa tra cinque diversi comuni e costellata di capannoni industriali e da una trentina di palazzoni. Ci vivono in tutto circa 1.700 persone, la maggioranza stranieri.
Per raggiungerla, dalla stazione ferroviaria di Verdellino, si passa davanti a un albergo a quattro stelle, bianco e pulito: innalza la sua struttura in un'area abbandonata a se stessa e abitata prevalentemente da immigrati provenienti da Senegal, Pakistan, Maghreb.
Ma non è stato sempre così. Quest'agglomerato, frutto di una speculazione edilizia, fu realizzato nel 1964 dal banchiere Renzo Zingone, come città modello per gli operai, giunti dal Meridione. Il progetto, che doveva accogliere 50mila abitanti e mille unità produttive, si arenò intorno alla metà degli anni Settanta, quando Zingone decise di investire i suoi capitali in America centrale.
A partire dagli anni Ottanta gli inquilini italiani, appena hanno potuto, si sono trasferiti altrove, lasciando i loro appartamenti spesso carichi di debiti ai nuovi immigrati, che li hanno acquistati o affittati. Quelli delle sei torri giallo ocra ben presto perderanno la loro casa. Alla fine dell'anno scorso, infatti, Zingonia è stata inserita all'interno dei progetti del Fas (Fondo aree sottosviluppate): i 5 milioni di euro stanziati dal ministero per lo Sviluppo economico alla Regione Lombardia serviranno per riqualificare l'area, attraverso l'abbattimento delle torri e la creazione di un polo commerciale.
In questa babele di lingue, usi e costumi lavoravano, fino al giugno del 2009, gli operatori della cooperativa Kinesis: a loro i cinque comuni che gestiscono la "patata bollente" di Zingonia avevano affidato il compito di portare avanti dei progetti di mediazione interculturale. "In tre delle sei torri avevamo iniziato a fare attività scolastica: all'interno di una portineria dismessa venivano organizzati dei corsi di italiano per adulti e uno spazio-compiti per bambini e ragazzi -spiega Marco Vanoli-. Inoltre fornivamo informazioni su come gestire i rifiuti, gli spazi comuni e il pagamento delle bollette". Dopo le elezioni, le nuove giunte non hanno ancora rinnovato il progetto.
Non tutta Zingonia è come le torri gialle. "Ogni stabile ha la sua storia, legata ai rapporti tra i condòmini -aggiunge Marco Vanoli- : ci sono anche situazioni di normalità".
Nelle sei torri i problemi si sono accumulati: come i debiti per le bollette dell'acqua, lievitati a 400mila euro. Il 3 dicembre 2009 la Bas, azienda del gruppo A2A, ha deciso di interrompere l'erogazione dell'acqua a cinque palazzi, installando nel giardino due fontane per l'approvvigionamento temporaneo.
Una rivolta dei condomini, scesi in strada all'urlo di "Acqua! Acqua!", ha portato al ripristino della fornitura: in cambio gli abitanti delle torri si sono impegnati a versare una rata di 125 euro al mese per appartamento, oltre al pagamento delle normali bollette per il consumo dell'acqua. Che però, da ormai cinque mesi, viene tagliata a rotazione a ciascuno dei sei palazzi. Chi può se ne va da Zingonia.
Una politica che sta dando risultati: pare infatti che gli abitanti delle torri, in un anno, siano diminuiti di due terzi, passando da 600 a 200. Perché il problema non è solo l'acqua: qui il riscaldamento non funziona più da cinque anni. Chi può si riscalda con le stufe elettriche o a gas. Ma c'è chi non può permettersi neanche queste. Omar è nato a Marrakech, è in Italia da 10 anni, conosce cinque lingue e paga 300 euro al mese, in nero, a un africano, per vivere in una camera di sei metri quadrati: per un clandestino è difficile trovare un'altra sistemazione. Nel suo palazzo, però, l'ascensore funziona. Un lusso, visto che nelle altre torri si sale e si scende solo a piedi.
Eppure in questa terra ci viene anche chi non ci abita: "Entri a Zingonia e ti sembra di essere ad Harlem: sei catapultato in un altro mondo, in cui cambiano tutti i colori", racconta Sherif, 31 anni, padre egiziano e madre italiana, nato a Osio Sotto, uno dei cinque comuni che si dividono il territorio di Zingonia. Sherif, nel 2000, era venuto qui per lavorare in una fabbrica di tessuti. Ha abbandonato l'impiego, per uno migliore, dopo due anni. Ma in questo luogo "cromaticamente diverso" è tornato per anni, a trovare gli amici, a giocare a pallacanestro, a comprare dei prodotti, legati alla cultura del padre. "Qui nessuno mi guardava male, venivo trattato come un fratello". E di italiani, nella zona delle torri, se ne incrociano pochi: il bar è gestito da cinesi mentre i kebab, il parrucchiere e i phone center da arabi. In molti negozi, c'è una cassetta in legno in cui vengono raccolte le donazioni per la moschea.
TESTO DI GABRIELLA KURUVILLA











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