Se "mettere fiori nei cannoni" vi sembra ancora una buona idea, che ne dite di arredare dei bunker di cemento armato con tende, amache, abat-jour e materassini? È quanto hanno pensato due studenti albanesi del Politecnico di Milano, che si sono chiesti come riutilizzare i bunker che ricoprono campagne, spiagge e monti del loro Paese.
Gli invadenti funghetti, ben 750mila su un territorio poco più grande della Sicilia, sono il frutto del delirante progetto di Enver Hoxha, despota del Paese delle Aquile dal 1945 al 1985, che voleva difendersi così dalle invasioni dall'Occidente. "I bunker sono tanto diffusi che la maggior parte degli albanesi nemmeno li nota più", spiegano Gyler Mydyti ed Elian Stefa, i 25enni ideatori di "Concrete mushrooms", il progetto che vorrebbe trasformare le strutture militari in luoghi di accoglienza. Il loro sito mette gratuitamente a disposizione le istruzioni per riadattare un vecchio bunker con materiali semplici e di recupero. Per esempio: con 15 pallet, 18 moschettoni, 36 metri quadrati di rete, 6 metri di corda, 17 paletti e due pannelli si trasformano tre piccoli rifugi disposti a semicerchio in "Armillaria", casette estive provviste di patio e adatte a ospitare sei persone.
L'intuizione di Gyler ed Elian, entrambi più giovani dell'ultimo bunker costruito e approdati al Politecnico di Milano dopo avere vissuto tra Kosovo, Albania, Turchia, Svezia e Canada, è nata e ha preso forma in un laboratorio del master di Landscape architecture. Gli studenti avevano il compito di lavorare sugli "iconic paysage, cioè quei luoghi -chiarisce Matteo Poli, uno dei docenti del master- che diventano simbolo di un Paese, come le Alpi svizzere o le colline del Chianti".
In Albania lo sono certamente i bunker. I giovani architetti si documentano -"siamo i massimi bunkerologi viventi", ironizza Gyler- e stimano che per la loro costruzione il regime di Hoxa abbia speso oltre 2 miliardi di euro, più del doppio della linea Maginot. Un patrimonio. Distruggerli è alquanto macchinoso: qualcuno ci ha provato bruciando combustibili all'interno e poi versando acqua gelata sulla superficie per provocare delle crepe. C'è anche chi ha pensato di recuperare i materiali per produrre asfalto, ma si è scontrato con gli alti costi dovuti alla loro posizione isolata. Non tutti, però, piangono sul cemento versato: sul web, Gyler ed Elian hanno scoperto migliaia di foto di viaggiatori sorridenti, con i bunker sullo sfondo come si fa a Parigi con la Tour Eiffel. E allora perché non vedere i funghetti come un'opportunità, magari rivolta proprio ai turisti?
"Concrete mushrooms" diventa così un progetto di ristrutturazione collettiva e "dal basso", con istruzioni disponibili on line per chiunque voglia usarle. I progetti da copiare hanno nomi di funghi. "Amanita" è pensato per il bunker più diffuso sul territorio, circa quattro metri di diametro e uno spazio interno sufficiente per un materasso: seguendo le istruzioni, chiunque può trasformarlo in alloggio base con meno di 50 euro. "I bunker più spaziosi offrono ancora più opportunità -racconta Elian-, ma noi ci siamo concentrati sui rifugi monoposto, quelli più complicati da riprogettare".
Bunker costruiti per avvistare il nemico possono diventare bivacchi e posti tappa, alleggerendo gli amanti del trekking dal peso della tenda. In città si trasformano in edicole, chioschi di souvenir o servizi pubblici. E da quelli raggruppati a linee o semicerchi si possono ricavare intere strutture ricettive: un funghetto adibito a reception, altri a servizi, altri ancora a mini-bungalow per tutte le tasche.
I due architetti stanno cercando di realizzare un campeggio nelle fortificazioni della spiaggia di Borsh, 80 chilometri a Sud di Valona. Le difficoltà non mancano, a cominciare dalla scarsa chiarezza sulla proprietà di edifici e terreni che caratterizza le economie ex socialiste. Ma il limite maggiore, ammettono, "è la mentalità ancora troppo chiusa dell'Albania". Chissà se i micro-hotel a una stella (rossa) aiuteranno a sbunkerizzarla.
TESTO DI GIULIA BONDI
Per saperne di più leggi anche "Una casa vintage"











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