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Bioetanolo all'Italiana
Nel Vercellese, una multinazionale fiuta il business: trasformerà canapa e paglia in benzina pulita. Con il benestare degli ecologisti

Nel campo è una normale canna come quella di bambù, ma quando arriva nel serbatoio delle auto è un vero e proprio carburante. A Crescentino, provincia di Vercelli, la Mossi & Ghisolfi, multinazionale della chimica, ha deciso di costruire, entro la fine del 2010, il primo impianto nazionale di bioetanolo. Con la prudente benedizione degli ecologisti, ricaverà carburante dalla canapa Arunda donax e dalle 300mila tonnellate annue di paglia di scarto provenienti dai campi di riso e di mais del vercellese.

La M&G ci aveva già provato alcuni anni fa a scommettere sui biocarburanti. Ma erano di "prima generazione", cioè derivati dal mais e i comitati cittadini di Rivalta Scrivia (Alessandria), dove la multinazionale aveva pensato di avviare la sperimentazione, si erano opposti duramente. Ora nelle risaie del vercellese l'impianto sembrerebbe poter muovere i primi passi con il via libera degli ambientalisti: "Trasformare cibo in benzina è un crimine contro l'umanità, l'utilizzo di sterpaglie e canne, invece, è sostenibile", dice Claudio Sanita della rete Nobioetanolo.

L'azienda, che dagli imballaggi di plastica guarda al bio, i motivi della virata verso l'eco business li spiega in due mosse: il petrolio prima o poi finirà e nell'atmosfera c'è troppa Co2. "In 50 anni la popolazione è cresciuta come dall'inizio dell'umanità al 1960. L'energia è il pane quotidiano della società e crediamo quindi che si debba cambiare la struttura dei consumi -spiega Dario Giordano, ingegnere della M&G-: le aziende sono obbligate a cercare soluzioni alternative, anche perché il rialzo del prezzo del petrolio si fa sentire. Il carburante eco unisce la compatibilità con l'ambiente con la diversificazione del mercato". 

Il bioetanolo viene miscelato con la benzina tradizionale. In Brasile le auto vanno anche solo con il carburante alternativo, in Italia non ancora, ma è pur sempre un modo per ridurre l'inquinamento dell'aria, visto che il bioetanolo emette l'85 per cento in meno di Co2.

Come nasce questo carburante? Raccolta la biomassa (canapa e paglia), la trasformazione avviene tramite un processo di fermentazione. "Il nostro impianto ne produrrà 40mila tonnellate l'anno. Puntiamo in futuro a raggiungere le 200mila tonnellate, pari al 20 per cento della quota imposta all'Italia dalla Commissione europea per sostituire un quinto del petrolio usato per i trasporti stradali con combustibili alternativi", snocciola Giordano. 

Il prodotto finale sarà simile in tutto e per tutto a quello già testato che si ricava dalla canna da zucchero e dal mais. "L'Arunda donax necessita di un decimo dell'acqua e dei fertilizzanti che si usano per il mais. Otterremo 40 tonnellate di biomassa secca per ogni ettaro, utilizzando terreni incolti nei pressi dell'azienda". La produzione di bioetanolo conviene anche perché, rispetto ai processi di raffinazione della benzina tradizionale, causa il 30 per cento in meno di gas serra e ha una resa energetica sette volte superiore.  

Una soluzione "eco" e anche un modo per guardare al futuro: "In Europa l'industria petrolchimica è finita, gli impianti si trasferiscono in Medio Oriente -fa notare Giordano-, l'unica soluzione è andare verso l'indipendenza dal petrolio: per raggiungere gli obiettivi definiti dalla Commissione europea si potrebbe mettere la canna a dimora nelle migliaia di ettari dimessi da altre coltivazioni e ora in cerca di vocazione". 

I ricercatori della Mossi & Ghisolfi prospettano per l'Arunda donax una nuova primavera, come miscela nella benzina: "Ogni anno in Italia 300mila tonnellate di etanolo vanno a finire nella benzina. Oggi viene importato dal Brasile: forse non ci libererà dalla schiavitù del petrolio, ma perché non cominciare a produrlo anche qui?".

TESTO DI: LAURA BELLOMI

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