Le storie
L'antidoto alla crisi? Il distretto delle menti
In Veneto un consorzio di cooperative dà lavoro a 150 ex malati psichiatrici che lavorano accanto a 550 colleghi "normali". Una realtà che, nel 2008, ha registrato un fatturato pari a 40 milioni di euro.

 

Francesca ha 35 anni e lavora in fabbrica. Doveva sposarsi l’anno scorso ma il suo progetto di matrimonio è fallito e il suo sorriso si è progressivamente smontato in un’unica, lontana espressione d’angoscia. Forse sarà colpa di quei dolori d’infanzia mai superati, sta di fatto che da quel momento il mondo esterno le appare minaccioso, ha smesso di uscire, ha perso il lavoro e qualcosa, nella sua mente, si è guastato. Tutto, insomma, sembra andare a rotoli finché i servizi sociali la prendono in carico, inizia a seguire una terapia e ricomincia a lavorare in una cooperativa socio-sanitaria come addetta alla lavanderia. E la sua vita rifiorisce.

Sono storie come questa a tenere insieme i 150 lavoratori “psichiatrici” del consorzio In Concerto, un gruppo di 15 piccole cooperative che danno lavoro a persone con un passato di disagio mentale mettendole in grado di tornare ad avere un ruolo attivo nella società. Talmente attivo che queste cooperative sono diventate uno dei più efficaci motori di recupero di malati psichiatrici del Veneto, ma anche una preziosa leva di sviluppo economico che non sfigurerebbe tra i distretti industriali, vanto dell’economia veneta. Anche in quest’anno di crisi, infatti, il consorzio ha registrato un fatturato pari a 40 milioni di euro, del 5 per cento superiore rispetto all’anno scorso. Tutto cominciò quando Bruno Pozzobon, il presidente del consorzio, si accorse che nel suo territorio, a Castelfranco Veneto (Tv), non esistevano strutture per accogliere il disagio mentale. Per questo presentò un progetto all’Azienda sanitaria locale con l’obiettivo di aprire una cooperativa di reinserimento lavorativo per malati psichiatrici. “Volevo costruire un ambiente sano e protetto –racconta– ma anche competitivo sul mercato”.

Da allora sono passati quindici anni. Quella che all’inizio era una sola cooperativa oggi è diventata un consorzio: quattro sono cooperative socio-assistenziali che curano i malati con psichiatri, psicologi, educatori e medici, undici sono invece di inserimento lavorativo in cui queste persone hanno un vero e proprio impiego e percepiscono uno stipendio. In tutto le persone svantaggiate recuperate all’attività economica sono 150, che oggi lavorano accanto ad altri 550 colleghi “normali”. “Se avessimo dato vita solo a piccole fabbriche di disabili mentali –chiarisce il presidente Pozzobon– avremmo ricreato l’atmosfera dei vecchi manicomi. Questa, invece, è integrazione e di lavoro ce n’è tanto. Per tutti”.

Contando anche medici, psichiatri, psicologi, educatori e tutto il personale delle cooperative assistenziali si arriva a qualcosa come 1.200 lavoratori occupati. “Una grande famiglia, animata da un solo intento: perdere i nostri utenti. Perché noi siamo felici quando escono dal programma di recupero e diventano persone di nuovo equilibrate. Con un posto di lavoro in mano, nella cooperativa, che non perderanno mai. E con questa formula –rivela- abbiamo anche alleggerito il carico dell’Azienda sanitaria numero 8 del Veneto perché siamo riusciti ad abbattere il 90 per cento dei ricoveri ospedalieri”, tutti costi in meno per le istituzioni sanitarie.

La forza sta tutta nella caratteristica distintiva di queste piccole cooperative: “Accanto ai malati psichiatrici ci sono lavoratori diciamo normali –spiega Emanuela Bordin, presidente di Solidaria, 38 dipendenti di cui 12 con disabilità che producono antenne per televisori–: chi viene a lavorare qui sa che ci sono colleghi un po’ particolari e si impegna a garantire un ambiente sereno”. Una sinergia di successo, che ha consentito a ciascuna delle diverse cooperative del consorzio di lavorare con produttività per realizzare la propria mission. “Qui dentro i ritmi sono quelli di una fabbrica normale –racconta Germano Tonetto, a capo de L’Incontro, 180 dipendenti di cui 60 psichiatrici, 6 milioni di fatturato all’anno e 2.100 pezzi al giorno per un totale di 40mila caffettiere al mese (per il marchio De’ Longhi)–: la differenza la fa l’ambiente. Chi si trova in difficoltà viene aiutato, ma il patto con il cliente è rispettato sempre”.

TESTO DI Stefania Culurgioni

Per saperne di più leggi "In sintonia con la follia"

 

Eventi
Rubriche