“Il contratto firmato dal governo italiano per l’acquisto di 24 milioni di dosi di vaccino antipandemico da Novartis resta segreto, nonostante l’enorme rilevanza del tema: così non è dato sapere quanto sono costati i vaccini e neppure i tempi in cui saranno consegnati. Ma, da quel che scrive la Corte dei conti, che quel contratto l’ha visto e approvato, è fortemente sbilanciato a favore dell’industria fornitrice. Quasi un contratto capestro”.
È un assaggio del libro “Nuova influenza. Come difendersi, quello che non ci dicono” che esce in questi giorni per Terre di mezzo Editore nelle librerie di tutta Italia. Il libro (240 pagine, 12 euro) è frutto di un lavoro collettivo d’inchiesta, realizzato da un pool di giornalisti ed esperti che hanno lavorato insieme condividendo fonti, notizie, domande, documentazioni. Dieci i capitoli che conducono il lettore, quasi come in un thriller, a scoprire l’assassino: che forse, per questa volta, non è il virus H1N1.
Molti i passaggi poco noti: per esempio il fatto che, tra aprile e maggio, l’Organizzazione mondiale della sanità ha cambiato la definizione di “pandemia” (scompare la caratteristica di “alta mortalità”), altrimenti quella attuale non sarebbe definibile come tale.
Poi la rete dei “medici sentinella”, le “menti” italiane che lavorano sui virus influenzali e sono conosciute in tutto il mondo, i vaccini e i consigli per chi decide di sottoporsi all’immunizzazione del ministero della Salute, i precedenti: dalla “spagnola” alla Sars, all’influenza aviaria.
Il libro esce con il nome collettivo (ed è la prima volta) di “Progetto Watchdog”: per sottolineare un modo di intendere il giornalismo e l’informazione come un pilastro indispensabile del vivere e del bene comune, un “cane da guardia”, secondo la tradizione del giornalismo anglosassone, che non smette di distinguere tra ciò che è vero, falso, verosimile, presunto o solo possibile.
E che cerca i nessi tra fatti e responsabilità. Per questo è anche un “cane da guardia” contro lo strapotere, sia economico che politico.
Anche quando il potere s’intreccia, come in questo caso, con le nostre paure collettive (la pandemia) e le nostre politiche sanitarie.











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