Dante Poggini parla più castigliano che italiano. Espulso dagli Stati Uniti, è arrivato all’aeroporto di Malpensa il 27 ottobre dell’anno scorso. Nato a Santiago del Cile, 56 anni fa da genitori fiorentini, ha due figli e una ex moglie che vivono ancora nel Paese latinoamericano. “Ero un imprenditore -racconta-, ma dopo il fallimento dell’azienda sono andato negli Usa in cerca di fortuna. Per dieci anni ho vissuto da clandestino facendo l’imbianchino, guadagnavo bene e riuscivo a mantenere i miei figli all’università”. Poi, un giorno, la polizia bussa alla porta di casa e lo arresta perché privo del permesso di soggiorno. Ha con sé il passaporto italiano e il giudice decide di spedirlo in Italia. Ora ha un posto letto al dormitorio di viale Ortles di Milano e a pranzo siede alla mensa dell’Opera cardinal Ferrari.
La storia di Dante è comune ad altri italiani che rientrano nel Paese d’origine e, senza più legami familiari, si ritrovano a condurre un’esistenza divisa fra dormitori e mense. Hanno alle spalle una vita da clandestino e lavori in nero. Oppure non sono riusciti a integrarsi e, perso il lavoro, hanno deciso di rifare le valigie. Sognavano una vita migliore all’estero, sono tornati più poveri di prima. “Si pensa che queste cose possano succedere sono agli stranieri che vengono in Italia -spiega Paolo Pezzana, presidente della Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora (Fio.Psd)-. E invece ci incappano anche i nostri connazionali all’estero”.
Non si sa quanti siano gli “ex emigrati” ridotti in povertà. Non lo sanno neppure le associazioni di volontariato che si occupano di senza dimora. Certo è che sono destinati ad aumentare. “È ormai da circa un anno che vengono a chiederci aiuto persone che tornano dalla Germania o dall’Austria perché hanno perso il lavoro per colpa della recessione -racconta Francesca Codato, responsabile del centro diurno ‘La sosta’ della Caritas di Bolzano-. Si fermano in Sud Tirolo perché sperano di poter sfruttare la loro conoscenza del tedesco, ma purtroppo la crisi si fa sentire anche qui”.
Il primo grande problema che incontrano rientrando in Italia, è quello della residenza. Senza non possono chiedere sostegno al comune o sussidi ad altri enti pubblici né lavorare. È il problema che assilla anche Dante: sogna di avviare un’attività, ma non può farlo proprio perché non ha un indirizzo. Per ora sopravvive facendosi “arruolare” ogni mattina dai caporali in piazzale Lotto.
A volte è una grave malattia a mandare all’aria sogni e sacrifici. Come è accaduto a Vittorio, 60 anni, emigrato in Bulgaria dove aveva avviato una fabbrica di lenti a contatto. “È rientrato a Bologna per sottoporsi a lunghe e costose cure dopo un infarto -racconta Jacopo Fiorentino, segretario della onlus Avvocato di strada-. La sua azienda in Bulgaria intanto, abbandonata a se stessa, in poco tempo ha chiuso i battenti e i soldi che Vittorio aveva da parte sono finiti”. Nel giro di qualche mese, l’anziano inizia a dormire in auto. “L’unica soluzione era quella di fargli ottenere una pensione di invalidità -aggiunge Jacopo Fiorentino-. Ma non avendo una residenza, l’Inps non poteva concedergliela. Gli abbiamo allora suggerito di parcheggiare l’auto in via Libia, di fronte alla sede dei vigili. La residenza, infatti, può essere ottenuta in qualsiasi luogo, anche in una macchina (dopo l'approvazione del Pacchetto sicurezza non è più possibile, ndr)”. Quando i vigili urbani ricevono la pratica di Vittorio, non vogliono concedergli la residenza nell’auto posteggiata proprio sotto le loro finestre. Ma alla fine, Vittorio, grazie ai legali di Avvocato di strada, riesce a spuntarla. Oggi non solo ha una pensione, ma vive in una casa popolare.
Se il rientro è dovuto ad un’espulsione, c’è il dramma degli affetti strappati. Come è successo a Mario, 64 anni: espulso dalla Germania dopo dieci anni di clandestinità, ora vive al dormitorio di viale Ortles a Milano. Non può tornare dai suoi figli e paga caro le sue scelte: “Ho quasi sempre lavorato in nero e non ho la pensione. Non ho più nulla”.
TESTO: DARIO PALADINI










OKNOtizie
Segnalo
Diggita
Delicious
Facebook