Le storie
Matrimoni all'italiana
“Stai per sposarti? Basta il fatidico sì per diventare protagonista di un film”. Il documentario sulle nozze all’italiana nascerà dalla mente di Barbara Seghezzi, regista milanese.

Una proposta che sa di fiori d’arancio fa capolino all’uscita della chiesa: “Stai per sposarti? Basta il fatidico sì per diventare protagonista di un film”. Il documentario sulle nozze all’italiana prenderà forma così: quasi fosse un grande album del matrimonio, quello con la M maiuscola. Che scorre a 25 fotogrammi al secondo.

Nato dalla mente e dall’occhio -della telecamera- di Barbara Seghezzi, regista milanese nascosta in rete dietro lo pseudonimo di Mister Strawberry (misterstrawberry.com), il progetto metterà al centro della scena “veri” sposi, ripresi il giorno delle nozze. Un cortocircuito tra realtà e finzione per raccontare il matrimonio in modo autentico e condiviso. Con 2mila euro le coppie si portano a casa fotografie e filmino, e contribuiscono a finanziare il progetto. “Soldi e storie -spiega Barbara- che serviranno per rispondere a una domanda: perché ci si sposa ancora?”.

Era il 1965 quando Pier Paolo Pasolini, microfono alla mano, attraversò campagne e città per parlare d’amore in un’Italia alle prese con la rivoluzione dei costumi. Paure e tabù messi a nudo in quei “Comizi d’amore” cui Barbara ha voluto rendere omaggio tre anni fa con un documentario (i “Nuovi comizi d’amore”) girato armata solo di videotelefonino: sesso ed emotività visti con gli occhi del Ventunesimo secolo. “Pasolini ha scelto di chiudere il film con l’immagine delle nozze, e da lì ripartirò: per capire su che strada stia viaggiando il matrimonio, e dov’è destinato ad arrivare”. Nell’epoca di Pacs, DiCo e DiDore, in cui quasi un figlio su cinque nasce da unioni non riconosciute, vien da chiedersi se la favola delle nozze non sia stata sepolta sotto la polvere del tempo, investita dall’onda d’urto del cambiamento.

Per rendersene conto basta lasciar parlare i numeri: secondo i più recenti dati raccolti dall’Istat, nel 2006 in Italia sono state celebrate poco meno di 246mila cerimonie. Una cifra in caduta libera almeno dal 1972, quando furono registrate circa 419mila unioni. Tramonto del lieto fine? Non secondo Barbara. Che, di crisi, proprio non vuol sentir parlare: “I valori assoluti sono un tranello: per me, a essere messa in discussione, è solo l’idea tradizionale del matrimonio, tutta abiti bianchi e scambio di fedi in grande stile. Ma credo che esistano tante alternative spesso sconosciute e ignorate, in cui proverò a tuffarmi con sguardo curioso”.

Ci si sposa meno, certo, ma ciò che più conta è che ci si sposa ancora. Anzi, ci si sposa in modo diverso: sempre nel 2005 oltre un’unione su tre è stata celebrata con rito civile. Una percentuale che, in alcune città d’Italia, cresce in maniera esponenziale: il record a Bolzano, dove più di sette matrimoni su dieci sono celebrati con rito laico. E le variazioni sul tema possono essere tante. A Bologna, città in cui il 30 per cento dei 7mila matrimoni civili officiati ogni anno è misto, il sindaco Cofferati ha attivato lo scorso gennaio il servizio di nozze in streaming: la cerimonia è trasmessa gratuitamente su internet dal sito del Comune, riunendo -anche se solo virtualmente- le famiglie d’origine degli stranieri in Italia.

Ci sono i riti religiosi diversi da quello cattolico, che la legislazione italiana ha ammesso e regolato dai primi anni ’80: dal valdese all’avventista, passando per il rito ebraico, protestante o geovita. Senza contare le seconde nozze, cartina di tornasole dell’aumento di separazioni e divorzi: in almeno il 10 per cento dei casi uno dei due coniugi è al secondo “sì”, il 23 per cento in Valle d’Aosta. Barbara è pronta per accendere la luce rossa della telecamera. Il suo sarà un work-in-progress: la speranza è quella di arrivare a trenta matrimoni entro l'estate del 2009. Ma una certezza già c'è: “Le prime immagini saranno del matrimonio dei miei genitori, sposati nel 1964 con la più classica delle cerimonie, e quello di mia sorella, che ha deciso di regolarizzare la sua unione nel 2000, dopo anni di convivenza e due figli.

Sarà l’inizio di un filo rosso che si srotola nel cambiamento”. Oltre l’obiettivo ci sono idee ed emozioni. E un solo rimpianto: “Dover rinunciare ai matrimoni gay”. Perché queste nozze, almeno per ora, di italiano hanno ben poco.

TESTO: Valeria Raimondi

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