Le storie
Plastiche eredità
L'Italia rinvia al 2011 la messa al bando dei sacchetti. Ogni anno ne utilizziamo 400 a testa, ma le alternative non mancano.

Lo usate una ventina di minuti per lasciarlo in eredità ai vostri pronipoti, fedele compagno di shopping per milioni di persone e insieme micidiale arma di inquinamento di massa. È il sacchetto di plastica, di cui l’unione europea aveva decretato la messa al bando nell’ormai lontano 2001 con la normativa En 13432, finora rimasta lettera morta nel nostro Paese. La norma comunitaria, che impone l’uso di buste in amido di mais, cotone, juta e altri materiali biodegradabili, riciclabili e rispettosi dell’ambiente, sarebbe dovuta diventare legge dello Stato italiano dal primo gennaio 2010, ma a giugno il Governo ha annunciato che l’entrata in vigore slitterà di un altro anno.

“Senza un’adeguata preparazione la proroga era necessaria -spiega Lorenzo D’Avino di Chimica verde Bionet, associazione che promuove la ricerca e la divulgazione di prodotti industriali basati su materie prime animali e vegetali-. Prima di giungere al divieto, infatti, serve un intervento del Governo per avviare programmi sperimentali e predisporre finanziamenti. Non si tratta solo di sostituire un sacchetto con un altro, ma anche di spingere i consumatori verso abitudini diverse, come riutilizzare la busta della spesa e portarla da casa quando si va al supermercato”.

Dei 100 miliardi di sacchetti di plastica che si consumano in Europa ogni anno, uno su quattro è in mano a un italiano: 25 miliardi di buste per 60 milioni di abitanti fanno 400 buste a testa, più di una al giorno. Con un impatto ambientale che è due volte dannoso: sul fronte della produzione e su quello dello smaltimento. Per produrre 100 sacchetti da 10 grammi sono infatti necessari 10 chilogrammi di petrolio e in Italia, dove se ne producono 260 mila tonnellate, la quantità di petrolio necessaria è di 3 milioni di barili (un barile corrisponde a 159 litri, ndr).

Tutto per un prodotto che, a volte, viene usato soltanto per il tragitto dal supermercato a casa: un utilizzo su cui riflettere dal momento che, una volta disperso nell’ambiente, un sacchetto impiega almeno 200 anni a decomporsi. Secondo il sito www.plasticbageconomics.com, la plastica provoca fino all’80 per cento del volume di spazzatura su strade, parchi e spiagge e nel mare arriva fino al 90 per cento. In un miglio quadrato d’oceano ci sono 46mila pezzi di plastica. All’estero si sono già registrate diverse iniziative per frenare l’uso dei sacchetti di plastica: dall’anno scorso la Cina ne ha proibito l’uso per fare la spesa, ottenendo un risparmio di 1,6 milioni di tonnellate di petrolio e 40 miliardi di sacchetti; in Irlanda, invece, le buste vendute al supermercato vengono tassate e i soldi raccolti sono riutilizzati per programmi ambientali.

Ma per rispettare l’ambiente non è necessario attendere l’obbligo di legge: le alternative alle buste di plastica ci sono già, anche in Italia. Una è costituita dai sacchetti in mater-bi, materiale biodegradabile e compostabile, brevettato dall’azienda italiana Novamont e ottenuto da materie prime di origine agricola. Per produrre 100 sacchetti con questo materiale sono necessari mezzo chilo di mais e uno di olio di girasole, con un costo unitario di circa 9 centesimi contro i 5 delle buste in polietilene. Nel frattempo alcune catene della grande distribuzione hanno già fatto un passo avanti.

Lo scorso aprile, in occasione dell’inaugurazione di un nuovo ipermercato in provincia di Bergamo, la francese Auchan ha deciso di bandire le buste in plastica sostituendole con i sacchetti ottenuti dal mais, le gecobox in cartone o in plastica riutilizzabile e gli shopperdi carta. Altro esempio arriva dall’Unicoop di Firenze che, da maggio, ha sostituito in tutti i suoi 98 punti vendita circa 50 milioni di buste tradizionali con quelle biodegradabili in mater-bi. Anche Lidl, Esselunga e tutti i punti vendita Coop hanno avviato una campagna di sensibilizzazione proponendo diverse alternative eco-compatibili: oltre alla busta in mater-bi, quelle riutilizzabili in polipropilene, cotone, juta e nylon.

TESTO: Mariangela Modaffari

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