Le storie
Un coro di proteste. In rima.
Le città di oggi si trasformano con una buona dose di creatività. E allora c'è chi si dà appuntamento per cantare quello che non va e chi scende in strada per giocare al buon cittadino.

Un po’ riunione condominiale, un po’ gruppo gospel”. Quando descrive il suo coro, Ivan sorride divertito. E in effetti basta osservarli durante le prove per capire che non avrebbe potuto trovare definizione più azzeccata: sul tavolino in fondo al salone dell’Auditorium San Fedele, a due passi dal Teatro alla Scala, ci sono ancora tracce di un aperitivo a base di vino rosso e torte fatte in casa. I ragazzi arrivano di corsa, con i caschi al braccio, mentre Annamaria e Mariuccia –le “nonne” settantenni del gruppo– chiacchierano sedute in prima fila.

Bassi, tenori, contralti: poco alla volta tutti i cinquanta coristi prendono il proprio posto. Un cenno del maestro e via: è tempo di schiarire la voce e lamentarsi a ritmo di musica. Fa tappa all’ombra della Madonnina il progetto Complaints choirs, originale forma di dissenso che riunisce gruppi di cittadini in tutto il mondo, con un solo obiettivo: cantare a squarciagola quel che non sopportiamo dell’ambiente in cui viviamo o che, nella vita di tutti i giorni, si ostina ad andare per il verso sbagliato.

L’idea nasce nel 2005 da un’intuizione di due giovani finlandesi, Tellervo Kalleinen e Oliver Kotcha-Kalleinen: trasformare piccole e grandi frustrazioni in un messaggio potente diretto alle amministrazioni, al datore di lavoro o semplicemente al vicino di casa. Da Singapore a Chicago, passando per Budapest, Birmingham, Gerusalemme e Amburgo. Sono più di venti le città che vi
hanno aderito, attraverso pochi semplici passi: chiamare a raccolta un gruppo di aspiranti cittadini-coristi, farsi consegnare le proposte di lamentela, elaborare testo e partitura. Senza dimenticare di registrarsi al sito www.complaintschoir.org. A Milano l’iniziativa porta la firma della casa di produzione audio-video “The tune” (www.thetune.it), che ha lanciato il progetto LamentaMi lo scorso novembre: “Quello della città -spiega Ivan Merlo, 27 anni, tra i responsabili dell’iniziativa- è un tema comune a persone anche molto diverse tra loro: attraverso il coro abbiamo voluto offrire un’occasione di confronto e, soprattutto, di incontro”.

Email e Facebook per farsi conoscere tra i più giovani, un “porta a porta” tra i cori delle chiese per arrivare anche agli anziani: così Ivan, insieme al direttore artistico Lorenzo Magnaghi, 35 anni, in poche settimane ha raccolto sul sito www.lamentami.wordpress.com centinaia di rimostranze e decine di candidature da parte di cittadini comuni. Certo, non siamo a Sanremo e nemmeno a Castrocaro: nessuno ha velleità o particolari capacità canore. Ma poco importa: perché l’unico requisito richiesto è la convinzione del proprio sfogo. A coprire le spese ci ha pensato la Provincia di Milano, con un bando riservato alle iniziative artistiche più innovative, vinto proprio da LamentaMi.

Si va dalle critiche alla mobilità (“A Milano ci sono le bici comunali ma poche piste ciclabili”) a quelle di denuncia (“I barboni muoiono per il freddo e nessuno se ne accorge”) o, ancora, quelle che prendono di mira l’inquinamento (“A Milano chi paga pass”) e il costume (“Una città metà snob e metà smog”). Le migliori sono finite nel brano “Milano, no!”, composto dal cantautore Emiliano Bargiola, per tutti Emil, insieme al resto del coro: lo scorso 8 marzo circa 50 “lamentanti” si sono sfogati durante un’esibizione itinerante per le piazze della città. E la performance diventerà presto un cortometraggio che ha coinvolto, nella parte tecnica, anche gli studenti del Centro di formazione professionale “Vigorelli” di Milano: “In questo modo -aggiunge Ivan- tutti entreranno a far parte di una vera opera d’arte”.

Divertimento, incontro e sguardo ironico sull’ambiente urbano: una formula già sperimentata a Firenze, città che lo scorso anno ha aperto la strada nel nostro Paese alle proteste in musica. Nell’aprile 2008 il primo complaints choir italiano si è esibito sulle rive dell’Arno: formato da 52 persone e un cane, mascotte del gruppo, il coro fiorentino si è costituito intorno all’associazione
culturale Start (www.associazionestart.org). Un’esperienza che, a distanza di un anno, suscita ancora qualche emozione nella sua ideatrice, tedesca di nascita ma fiorentina d’adozione: “Gli inizi sono stati faticosi –ricorda Corinne Voss- e delle lamentele non c’era alcuna traccia: temevo che Firenze si fosse addormentata, e che mi sarei ridotta a canticchiare qualcosa con pochi amici. Ma sono bastati impegno e promozione per trovarmi circondata dalle persone più diverse”.

Se l’esperienza fiorentina può dirsi conclusa, a Milano il sogno è quello di continuare a realizzare nuovi brani, rendendo quello con il coro un appuntamento fisso.Gli organizzatori stanno cercando le risorse economiche necessarie, eventuali sponsor sono avvisati: la lamentela può arrivare quando meno te l’aspetti.

TESTO: Valeria Raimondi

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