Le storie
La musica è cambiata
Un ventottenne delle Marche sta spopolando in rete con una real-tv dedicata a band e cantanti. E ora punta al piccolo schermo. Si chiama Andrea Girolami e si è inventato una cosa che in Italia ancora non esisteva.

La certezza di essere pronto al peggio Andrea Girolami l’ha avuta più o meno un anno fa, quando ha iniziato a far circolare tra gli addetti ai lavori i “piloti” di una cosa che in Italia non esisteva ancora. Una cosa che tiene insieme musica, televisione e internet, tre ambiti che Andrea conosce bene: marchigiano trapiantato a Milano, all’epoca ha 28 anni, una quasi laurea in Scienze  della comunicazione e un passato a Qoob, web tv di Mtv Italia.

A questo aggiungeteci una precedente esperienza con Tiscali, azienda per cui ha sviluppato una web radio, e collaborazioni con riviste varie, tra cui la storica Rumore, in qualità di critico musicale. Niente di strano dunque se, una volta chiusa l’esperienza con Mtv, Andrea decide di rimanere nei paraggi, inventandosi il format di un nuovo programma musicale.

Ed eccoci ai famosi “piloti”, le puntate di prova che Girolami prepara con i “Ragazzi della prateria” -due videomaker professionisti che al secolo fanno Carlo Zoratti e Marco Mucig- per proporli a canali televisivi o siti internet. Quello che hanno in testa è un programma che se ne frega dei dati di ascolto, di mode e brand, di target pubblicitari e compagnia bella: un’idea controcorrente costruita a partire dalla musica come passione.

Prima, però, bisogna trovare un nome per la creatura: “Volevamo un titolo che fosse un po’ incazzato, che prendesse una posizione”, ci racconta Andrea in un bar dalle parti di piazza Lima, a Milano, mentre addenta un panino con hamburger e peperoni che, questo sì, è tutto un programma (la videointervista completa la trovate su www.terre.it).

In soccorso arriva, manco a dirlo, una canzone. È un pezzo dei Casino Royale: “Nel bene virtuale / paludi mentali / immuni dai problemi / indifferenti cronici / È un mondo che s’è chiuso in casa / [...] Nessun ideale, zero meno, buco nero, niente / cibo per la mente nada / mediocrità ci domina / [...] Se ci chiedete come state / pronti al peggio non c’è male”. Fotografia cruda della realtà in cui sguazziamo che Girolami & soci adottano: “Pronti al peggio anche per dire che ci vogliamo provare finché non scoppiamo o finché qualcuno non ci ferma”.

È questo lo spirito che, dopo il classico giro delle sette chiese, nell’autunno del 2008 li porta a debuttare sulla piattaforma web di vitaminic.it, controllata da Buongiorno, multinazionale italiana specializzata in contenuti per cellulari, che ci mette i soldi. E il bambino di Girolami, finalmente, trova casa: prontialpeggio.vitaminic.it. Ottima collocazione perché, dice Andrea, “adesso il futuro è su internet”. E poi, uno dei principali ispiratori è proprio un sito: il francese La Blogotheque (www.blogotheque.net).

Pronti al peggio dà spazio alla scena musicale italiana, in particolare indie, ed è articolato in varie rubriche. Innanzitutto c’è “Piazza delight”, che porta le band a suonare in luoghi insoliti: ecco allora i Casino Royale (che non potevano mancare) esibirsi dal vivo nel salotto dello stesso Girolami, o Jovanotti che canta nel bar di Cortona, dove vive. C’è “Fossifigo”, serie di micro documentari che raccontano cosa fanno i musicisti “indipendenti” per campare (per esempio si scopre che Jukka dei Giardini di Mirò si occupa del coordinamento dei campi rom a Reggio Emilia). C'è “iPod casino”, dove al personaggio di turno viene fatta ascoltare una compilation di brani di cui deve indovinare i titoli. C'è “Fiorella”, la mamma di Andrea Girolami che recensisce un disco mentre cucina. E c'è, infine, “48 ore”: un gruppo chiuso in studio di registrazione e due giorni per sfornare una nuova canzone, scaricabile, poi, sul sito di Pronti al peggio.

L'idea piace, dal tam tam sulla rete si passa alle pagine dei giornali (ne hanno parlato, tra gli altri, anche Rolling Stone e Vanity Fair) e ora tocca pensare al futuro. “Stiamo già lavorando a una seconda serie – conferma Andrea – e stiamo cercando dei partner”. Con la speranza, senza tradire il web, di “andare anche in tivù, perché in più posti si è, meglio è”. E poi, diciamocelo: internet sarà anche il futuro, ma per ora non paga le bollette.

TESTO: Davide Musso

Apri il blog di Davide Musso

Eventi
Rubriche