Annata 2006
Infine orfani (n.133, maggio 2006)
Entro fine anno dovranno essere convertiti in case famiglia e comunità di accoglienza le antiche istituzioni che hanno accolto i minori abbandonati. Qualcuno sospettava che esistessero ancora? Piccolo viaggio nella realtà dell’infanzia senza genitori nel Bel Paese. (a cura di Umberto Di Maria)

Sui minori mancano dati precisi, statistiche aggiornate e regole ben definite, l’unica cosa certa è che il prossimo 31 dicembre gli orfanotrofi italiani dovranno chiudere i battenti. È quanto prevede la legge 149 del 2001. Una scadenza che riguarda 215 istituti e oltre 2600 minori. Di fatto, la maggior parte delle strutture attuali non sarà abbandonata, ma ristrutturata e adeguata ai nuovi parametri. Gli istituti verranno riorganizzati secondo il modello delle comunità di tipo familiare: saranno cioè suddivisi in piccoli appartamenti che ospiteranno 6-8 minori insieme a due o più figure esperte con funzioni genitoriali. Così almeno dice la legge.

In questo modo i bambini e gli adolescenti ospitati dovrebbero contare su un contesto socio-educativo più accogliente e simile ad un tradizionale nucleo famigliare. Il condizionale è d’obbligo. Spetta alle Regioni stabilire nel dettaglio gli standard minimi dei servizi e dell’assistenza da fornire ai minori; le linee guida almeno sono comuni. Le strutture devono trovarsi in zone facilmente raggiungibili per agevolare le visite dall’esterno e consentire agli utenti di partecipare alla vita pubblica, mentre gli edifici saranno strutturati in modo tale da coniugare spazi comuni, destinati ad attività collettive e di socializzazione, e spazi privati riservati alle camere da letto. E non mancano le novità dal punto di vista assistenziale: per ogni bambino sarà elaborato un progetto educativo individuale, che tenga conto delle esigenze, dei problemi e della storia personale, con obiettivi da raggiungere, contenuti e modalità di intervento. Questo dice la legge.

Un cambiamento importante dunque, ma che sembra avvenire senza particolari traumi. Secondo i dati del ministero del Welfare da tre anni l’80 per cento delle strutture ha elaborato un piano di riconversione. Del resto la legge non fa che confermare una tendenza in atto da tempo. Già oggi, infatti, dei 25 mila minori che vivono in strutture specializzate, circa 23 mila sono ospitati non da istituti, ma da comunità educative, case famiglia in sostanza conformi alle nuove norme. Un primo passo; a seguire, secondo il piano di interventi elaborato dall’Osservatorio per l’Infanzia e l’Adolescenza, la permanenza in case famiglia è solo una e l’ultima delle soluzioni per l’accoglienza dei minori. Obiettivo della legge 49/01, in effetti, è favorire l’inserimento del minore in una vera e propria famiglia. Da un lato, anche attraverso aiuti economici degli enti locali, si tenderà a incentivare la permanenza dei bambini nella loro famiglia di origine, dall’altro quando l’allontanamento sarà considerato inevitabile, si privilegierà l’affido parentale, extra parentale, l’adozione o eventualmente l’affido a comunità di accoglienza per le emergenze. Solo quando tutte queste alternative si riveleranno impraticabili il minore, il piccolo sarà accolto da una casa-famiglia.

Resta da vedere se davvero sarà possibile incentivare l’affido, pratica che in Italia coinvolge soltanto 10 mila minori, ma soprattutto se tutti gli istituti si adegueranno in tempo alle nuove regole. Il ministero del Welfare assicura di aver stanziato sufficienti fondi ma sono molte le strutture che lamentano di non avere ricevuto fondi sufficienti per affrontare le spese.

La legge 49/01 non prevede sanzioni specifiche per chi non riuscirà a rispettare la scadenza del 31 dicembre 2006. E come se non bastasse, effettuare controlli non è sempre facile. Le stesse istituzioni e le associazioni di tutela dei minori lamentano, in alcuni casi, una certa difficoltà ad acquisire dati e a indagare sulla realtà di alcune strutture. Anche perché, specie nel Sud Italia, esistono istituti dimenticati persino dagli assistenti sociali che da tempo non vi mandano più bambini. Accade a Palermo, a Napoli, a Monreale. Ma anche questi istituti, con l’arrivo del prossimo anno, dovranno essere riconvertiti. O chiusi per sempre.

Simona Sincinelli

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