Annata 2006
Infanzia in fuga (n.136, ottobre 2006)
Sono quasi 6mila i bambini e adolescenti che la burocrazia definisce “non accompagnati”. Vivono in strada, nelle fabbriche abbandonate, negli scali ferroviari. Invisibili ai nostri occhi, vittime della criminalità o di gente in cerca di avventura.

Nessuno sa con esattezza quante siano le persone senza dimora in Italia. Un vuoto  informativo dovuto all'evidente difficoltà di censire una popolazione priva di riferimenti elementari come un indirizzo o un numero di telefono. Secondo stime degli ultimi anni sarebbero tra i 64mila e i 110mila: circa una persona su tre è un ex detenuto, sei su dieci vengono ospitati nei dormitori pubblici, quattro su dieci rimangono in strada. Ombre sfuggenti agli occhi dei passanti, spazi bianchi negli archivi dei Comuni, fantasmi in cerca di riparo nella penombra di una fabbrica abbandonata o di un sottopassaggio ferroviario.

I senza dimora sono migranti in cerca di fortuna, italiani schiacciati dall'indigenza, ma anche bambini pescati da una sorte avversa nel grande serbatoio dei minori stranieri non accompagnati, tra le 5.573 presenze segnalate dai Tribunali al 15 aprile 2005. Un dato in controtendenza rispetto alle 7-8mila unità rilevate annualmente dal Comitato per i minori stranieri tra  il 2000 e il 2004, ma comunque in grado di porre il nostro Paese ai vertici della classifica europea per la presenza di minori stranieri non accompagnati. Concentrati nelle regioni del centro-nord, in particolare a Roma e Milano, provengono soprattutto da Romania (37,2%), Marocco (20,8%) e Albania (16,8%). Numeri che nascondono storie di sofferenza, abbandono e solitudine, monitorati dall'Istituto degli Innocenti di Firenze,  che al tema ha di recente dedicato una monografia della “Rassegna bibliografica infanzia e adolescenza” (anno 7, numero 1 – gennaio-marzo 2006), disponibile sul sito www.minori.it.

Lo studio, curato da Joseph Moyersoen e Clara Silva, descrive i minori stranieri non accompagnati come soggetti “assai vulnerabili, che necessitano da parte delle istituzioni e dei servizi di un forte sostegno in termini di cura, di protezione e di educazione”. Tra loro ci sono bambini in fuga dalla guerra, come i giovani afghani in transito alla stazione Ostiense di Roma, che diventa la loro casa in attesa della chiamata dei connazionali emigrati in altri Paesi europei (vedi servizio alle  pagine 4 e 5). Oppure i cosiddetti “avventurieri”, che decidono di emigrare “per far fortuna rapidamente e senza alcuna forma di sostegno da parte della famiglia di origine”, come fanno i giovani marocchini provenienti da Sidi Moumen, baraccopoli di Casablanca, che i servizi sociali di Torino cercano di aiutare ad uscire dal giro dello spaccio di stupefacenti (vedi servizio a pagina 16). O ancora le tante vittime della tratta dei minori, prede di criminali che li costringono allo sfruttamento sessuale oppure, come è capitato a Rej (di cui raccontiamo la storia alle pagine 6 e 15), alla microcriminalità e all'accattonaggio.
In questo numero del nostro giornale, tutto dedicato ai minori e alla “Notte dei senza dimora” del 17 ottobre, organizzata dai volontari di 'Insieme nelle Terre di mezzo' nelle piazze di tutta Italia (pagina 18), abbiamo trovato spazio anche per segnalare una categoria che rischia di sfuggire alle classificazioni accademiche, quella dei “senza dimora sanitari”. Nel servizio a pagina 17, infatti, raccontiamo la nostra visita ai giovanissimi ammalati della casa Cardinal Colombo di Milano:  piccoli provenienti dall'estero e affetti da patologie talvolta incurabili, le cui famiglie non potrebbero sobbarcarsi l'onere economico di una trasferta dall'estero o di un ricovero in una struttura tradizionale. E sul tema della povertà minorile, che verrà affrontato anche in occasione del convegno internazionale dei bambini lavoratori, i Nats, in programma a Siena ad ottobre (pagina 19), abbiamo chiesto l'intervento della sociologa americana Martha Nussbaum.

Andrea Rottini

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