Chi va al lavoro in città usando i mezzi pubblici non può non averli visti. Sono italiani e stranieri, giovani e pensionati, un esercito in berrettino e casacca plastificata, arruolati con il passaparola di amici e conoscenti, che all’alba si mette in marcia per portare i quotidiani gratuiti nelle metropolitane, nelle stazioni, fuori dai bar, nelle università e nei luoghi pubblici. Puntuali ed efficienti, entrano tutti i giorni nel percorso quotidiano di molti di noi che, catturati dalla frenesia, spesso li sfioriamo appena, senza conoscere nulla di loro.
Sono i distributori dei giornali gratuiti, la cosiddetta free press ormai entrati nella quotidianità di milioni di persone anche nel nostro Paese, attraverso testate come Metro (il capostipite del genere, nato in Svezia nel 1995) sbarcato in Italia nel 2000 con un anno di anticipo rispetto ai concorrenti City (gruppo Rcs) e Leggo (gruppo Caltagirone). Come ha scritto Micol Mazzeo nella sua tesi selezionata per il Premio Baskerville, indetto dall’omonimo Centro studi sulla comunicazione di Bologna, si tratta di giornali che “favoriscono un approccio multimediale al consumo, inducono una fruizione ‘nomade’, oltre che veloce, dei loro stessi contenuti ed insieme introducono una formula distributiva de-territorializzata rispetto al tradizionale sistema delle edicole”. Un giudizio in linea con quello dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che nella relazione 2006 sull’attività svolta attribuisce anche “alle modalità di distribuzione adottate (a volte simili al volantinaggio)” l’ampio favore di cui godono i quotidiani gratuiti, che permettono di raggiungere “diverse fasce di utenza in modo semplice e immediato”.
La formula funziona: nel 2005, la tiratura netta di Metro ha di poco superato i 109 milioni di copie, quella di City ha sfiorato i 122 milioni, mentre quella di Leggo ha superato i 145 milioni. Insieme, i tre quotidiani gratuiti nazionali superano in tiratura persino la corazzata “Corriere della Sera”, con i suoi 298 milioni di copie, anche se intercettano una fascia di lettori diversa da quella dei quotidiani a pagamento. Un andamento confermato dalla raccolta pubblicitaria, incrementata nell’ultimo biennio. Secondo l’Autorità Garante, nel 2005 i tre quotidiani gratuiti nazionali rappresentano il 4,4% del fatturato complessivo stimato per vendita di spazi pubblicitari nel settore, in aumento rispetto al 3,58% del 2004. Leggo è primo tra i free press anche per diffusione giornaliera (622mila copie contro le 515mila di City e le 311mila di Leggo, dati 2004) e per numero di lettori (1.572.000, secondo l’editore). I lettori del free press di Caltagirone, secondo un’indagine svolta dallo stesso quotidiano, sono pressoché equamente suddivisi tra uomini (55%) e donne (45%), di giovane età (il 22% ha tra i 14 e i 24, il 39% tra i 25 e i 44), con un livello di istruzione medio (il 37% è in possesso di licenza media, il 34% di diploma), tra cui molti studenti (19%) e appartenenti alla categoria statistica impiegati/insegnanti (22%).
A tutte questa gente, così come ai lettori di City e Metro, sarà capitato di incrociare almeno una volta persone come Osama e Mondal, giovani immigrati che distribuiscono giornali all’uscita dell’affollata stazione ferroviaria di Lambrate a Milano (servizio a pagina 4-5), o italianissimi padri di famiglia come Lello, trentacinquenne perito meccanico napoletano, che ogni mattina si può incontrare in piazza Garibaldi a Napoli (servizio a pagina 6-15). Persone dalle mani veloci, che riescono a distribuire anche 3mila copie a testa in tre ore di lavoro, unite dallo stesso lavoro e dalle stesse semplici speranze, tra cui quella di sbarcare il lunario in modo dignitoso, come si legge nelle testimonianze raccolte a pagina 16, approfittando anche di un impiego come questo, che consente di guadagnare tra i 15 e i 17 euro al giorno (300-350 euro al mese).
Andrea Rottini











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