Annata 2006
Piccoli eroi di carta (n.138, dicembre-gennaio 2007)
Il primo street-paper è nato a New York, ma è stato il londinese The Big Issue a dare il via all’Insp, il movimento internazionale dei giornali di strada. Settimanali o mensili, danno una speranza a migliaia di emarginati di tutto il mondo. Ecco chi sono.

New York, Grand Central Station. Passando di qui, nel 1990, il presidente di The Body Shop International Gordon Roddick acquistò una copia di Street News, il primo giornale di strada al mondo dei senzatetto. Centocinquantamila copie vendute ogni mese a 75 censtesimi, 50 dei quali restavano in tasca al venditore. Roddick si fermò a parlare con un di loro, un ex detenuto, che  raccontò come questa attività si fosse rivelata per lui una grande opportunità non solo per racimolare qualche dollaro (nel periodo del “boom” della rivista alcuni guadagnavano anche 60 dollari al giorno), ma soprattutto per entrare in contatto con le persone di passaggio che ora si fermavano, parlavano con lui, lo prendevano in considerazione. Quelle stesse persone che, magari fino a poco tempo prima, si limitavano a porgergli distrattamente una piccola elemosina.

Di ritorno in Inghilterra, Roddick convinse il vecchio amico John Bird a ripetere l’esperimento a Londra. Era il maggio del 1991 e quattro mesi dopo, l’11 settembre, sarebbe uscito il primo numero di The Big Issue, coloratissimo tabloid venduto in strada a 50 penny, 40 dei quali restavano in tasca ai venditori. In pochi anni Big Issue divenne un successo editoriale: nel maggio 1997, epoca della vittoria elettorale del New Labour di Tony Blair, divenne addirittura la più venduta rivista di attualità del Regno Unito, con 294 mila copie vendute per numero e 1.121.000 lettori la settimana. Negli anni sono nate edizioni locali (Scozia, Galles, Nord Inghilterra) e internazionali (Sudafrica, Namibia, Giappone, Australia). E nel 1995, proprio all’interno della divisione International è nata l’idea di costituire l’Insp, la rete internazionale dei giornali di strada (vedi box; ndr).

Ma il più grande successo del giornale è segnato sulla pelle e nell’anima dei suoi venditori. Secondo una ricerca svolta nel 2001, 2/3 dei venditori di The Big Issue avevano incrementato la loro autostima e la voglia di cambiare vita da quando vendevano il giornale, per molti di loro l’unica fonte di reddito. Il 56 per cento di loro era entrato nel circuito da oltre due anni, ma dopo otto anni, soltanto sette di loro continuavano a fare i venditori, segnale che in molti erano riusciti a riprendere in mano la loro esistenza. Una svolta fondamentale per queste persone, spesso reduci da un passato a dir poco difficile: un venditore su cinque aveva dichiarato di aver subito abusi da bambino o nella prima adolescenza, molti erano vittime delle mancanze del sistema sanitario, altri avevano rotto il loro legame coniugale in seguito ad un tracollo economico e nel giro di pochi anni avevano perso anche la casa. Oltre un terzo erano ex detenuti, ma soltanto il 13 per cento aveva ricevuto qualche forma di assistenza. Per tutti il giornale di strada è stato un foglio di speranza, a cui aggrapparsi per uscire dall’emarginazione e riprendersi la propria vita.

È stato così per Mohammed, che grazie ai giornali e ai libri di Terre di mezzo mantiene sua moglie e suo figlio in un villaggio del Senegal (pagina 4), e per due donne intraprendenti come Angela e Vicky, che con The Big Issue hanno trovato il riscatto personale e l’amore (pagina 6). Addirittura, c’è chi è disposto a tutto pur di difendere il proprio lavoro e il diritto di sognare una vita diversa. Come Mr.Toyomura, che si fa tre ore di bicicletta al giorno pur di vendere i suoi giornali ai crocicchi di Osaka, o come Drew Black, che continua a distribuire in strada The Big Issue Scotland anche dopo aver subito un’aggressione (pagina 15). Persone lontane dai grandi palcoscenici, piccoli eroi di tutti i giorni. Come Marcello, un venditore romano scomparso nel mese di ottobre, a cui dedichiamo questo numero e il nostro lavoro.

Andrea Rottini

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