Vanno, vengono, non si fermano mai. I sentimenti sono sempre in viaggio e l'amore, migrante per natura, è una forza misteriosa pronta a sfidare logiche, demolire preconcetti, spezzare legami vecchi per costruirne di nuovi. Una delle storie raccontate in questo numero lo dimostra: per amore di Seidi, pastore tuareg musulmano, la cattolica Cecilia ha lasciato Milano e la sua famiglia per trasferirsi in uno sperduto villaggio nel deserto del Niger (pagg. 4 e 5; ndr).
La distanza, anche culturale, gioca un ruolo di primo piano in storie come questa, ancora piuttosto rare nel nostro Paese. Per ora infatti, anche se l’incidenza di licenze e dispense sul totale dei matrimoni celebrati nella Diocesi di Milano si è quadruplicata negli ultimi dieci anni (passando dallo 0,40% del 1998 all’1,60 % del 2005), i matrimoni misti non hanno modificato in modo sostanziale la geografia della nostra società. "Ancora non si tratta di un fenomeno di massa -dice Daniele Cologna, ricercatore dell'agenzia 'Codici'-, anzi: negli ultimi 6-7 anni si è affermato il carattere familiare del progetto migratorio. A spostarsi sono sempre più coppie e famiglie con bambini, a discapito dei migranti singoli".
Diminuiscono quindi le probabilità di unioni miste che, secondo il Cnel, nel 2002 sono state 25.590 in tutta Italia. "In questa fase stiamo vivendo una trasformazione sociale in cui le unioni miste nascono ancora dall’incontro di due solitudini piuttosto che dalla voglia di conoscere l'altro da sé -prosegue Cologna-: si osservano elementi di diseguaglianza nei matrimoni tra immigrati e autoctoni e, magari, le unioni di fatto di persone immigrate di nazionalità diversa sono frutto di bisogni contingenti più che di affinità elettiva o di volontà di esplorazione". Ma in futuro le cose potrebbero cambiare: "Le unioni esplorative, creative e trasformative tra immigrati e autoctoni si iniziano a intravedere a scuola, tra gli adolescenti -dice Cologna-. Situazioni a volte delicatissime, ma molto più promettenti perché legate a situazioni di libera affettività, che col tempo saranno un elemento di trasformazione della società”.
Se le cose stanno così, forse tra qualche anno saranno comuni anche da noi storie come quella di Adam e Naseema, i giovani protagonisti del film “Love+Hate”, in uscita in questi giorni nelle sale italiane (vedi foto; ndr). Ambientato in una cittadina dell’Inghilterra del Nord, racconta i tormentati inizi della love story tra una ragazza di origini pachistane e un coetaneo inglese, costretti a trasferirsi a Londra per salvare il loro amore dall'incomprensione delle rispettive famiglie e da un ambiente esterno ancora troppo acerbo per accoglierlo e coltivarlo. Una piccola favola verosimile, che tra qualche anno potremmo ritrovare tra la Brianza e Milano.
Nel frattempo, se le unioni miste non decollano, le richieste di ricongiungimento sono sempre più numerose, pur con qualche contraddizione. Gli immigrati peruviani hanno rispolverato il desueto matrimonio per procura e ogni settimana inviano 4 richieste di delega al Consolato di Milano, insieme a 12 richieste di divorzio (pagg. 6 e 15): segno che il matrimonio attira anche chi vuole ottenere la cittadinanza aggirando la burocrazia. Ma i cuori viaggianti percorrono anche altre vie: quelle degli omosessuali marocchini disposti a cercare asilo politico in Italia pur di vivere liberamente la propria sessualità, considerata reato nel loro Paese (servizio alle pagg. 17 e 18), e quelle dei racconti e delle poesie degli immigrati raccolti nell'antologia "Cuori Migranti", promossa dal Cacit di Trieste, che verrà presentata a fine marzo (info: coord-immig-trieste@libero.it).
Andrea Rottini











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