All’apparenza non va poi così male. Secondo l’Istat l’81,2% delle famiglie italiane abitano in case di proprietà, in usufrutto o in uso gratuito e, stando ai dati di Confedilizia, gli sfratti sarebbero in netta diminuzione: -13,7% nel 2005 (10.953 provvedimenti esecutivi emessi) rispetto al 2004 (12.689 provvedimenti).
Gli appartenenti a fasce deboli rimasti sotto sfratto per finita locazione, poi, dall’8 febbraio scorso possono tirare un sospiro di sollievo lungo 8 mesi, grazie all’approvazione del Ddl di proroga degli sfratti licenziato dal Senato anche grazie ai voti di An.
Tutto a posto allora? Non proprio. Secondo la prima indagine campionaria su “Reddito e condizioni di vita”, le condizioni abitative e gli oneri economici connessi all’abitazione rappresentano per le famiglie un fattore di vulnerabilità molto rilevante, sul quale agiscono sia il livello e la composizione dei redditi, sia le condizioni patrimoniali e di accesso al mercato delle abitazioni.
Secondo lo studio, la diffusione dell’affitto è maggiore tra le famiglie con i redditi più bassi e tra le famiglie di più recente costituzione, formate da giovani.
Vivono in affitto il 37,7% dei single con meno di 35 anni di età e il 24% delle coppie senza figli in cui la donna ha meno di 35 anni di età. “Ciò può essere spiegato dalla difficoltà con la quale queste categorie possono disporre di adeguate risorse patrimoniali e/o di accesso al credito per l’acquisto della casa”, dicono i ricercatori.
“Situazione analoga si riscontra nelle famiglie monogenitoriali, derivate dalla rottura di precedenti relazioni di coppia, particolarmente in quelle con figli minorenni, con una quota di famiglie in affitto pari al 33,6%”.
Non solo: la quota di affitti dipende anche dal genere del principale percettore di reddito. Tra le famiglie dov’è la donna a portare a casa lo stipendio più alto, quelle che vivono in affitto sono il 19,9 per cento, contro il 18,3 per cento delle famiglie dove questo è un uomo.
A volte basta la perdita di un lavoro o la fine di un matrimonio per trovarsi, di colpo, letteralmente sulla strada. Cioè proprio dove hanno rischiato di ritrovarsi Paola e Giovanni, che insieme al loro bambino sono stati oggetto di uno sfratto per finita locazione che doveva essere eseguito all’indomani della proroga votata a febbraio dal Senato. E dove potrebbero finire da un momento all’altro Maria e Pasquale, sfortunata coppia di giovani coniugi con due bambini a carico, che da 12 anni occupano una piccola casa in un palazzo fatiscente di periferia.
Succede a Milano (storie a pagina 16-17), dove si registrano gli affitti più cari d’Italia.
A Roma, invece, c’è chi prende possesso di interi palazzi, portandoci dentro decine e decine di famiglie bisognose. Sono gli attivisti di Action, che all’inizio di febbraio hanno occupato uno stabile in via Catania, dove ora vivono 240 famiglie (storie a pagina 4,5).
Ma l’emergenza casa non è un campanello d’allarme sociale soltanto nelle grandi città: anche in centri come Bologna e Firenze c’è chi non se la passa bene, come ci testimoniano i contributi inviati dai colleghi di Piazza Grande e Fuori Binario, giornali di strada come il nostro, che per il mese di marzo hanno lavorato in collaborazione con noi sul tema della casa, per sottolineare l’esigenza di fare fronte comune su un problema che riguarda ancora troppe persone.
Andrea Rottini
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(L’indagine su “Reddito e condizioni di vita”, è stata realizzata dall’Istat su dati del 2004 in base al regolamento europeo che istituisce il progetto Eu-Silc, European statistics on income and living conditions, ma è stata pubblicata il 6 febbraio. È disponibile in versione integrale sul sito www.istat.it).











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