Annata 2007
Io, il guru che non esiste (n.147, novembre 2007)
L’attore romano che ha incarnato il “mago” della bellezza e del benessere, confessa: “Petal Veil? Una delle mie interpretazioni più difficili”.

Claudio Castana, romano, volto pubblicitario, attore di teatro e di fiction televisive ha girato l’Italia nei panni del guru del benessere Petal Veil (vedi editoriale: “Pubblicitari battaglieri”, ndr): com’è stato interpretare questo personaggio?
Da un lato semplice, perché mi sono identificato con lui, dall’altro molto difficile, perché mi hanno chiesto di usare poco la voce.
Durante la tourné estiva di Petal Veil (nome derivato da quello di due prodotti della Lines, ndr) abbiamo girato le spiagge di tutta Italia per cercare le bellezze più “naturali”.
Dovevo farmi capire con i gesti, e potevo dire soltanto poche parole in inglese e spagnolo a chi saliva sul nostro motorhome per un massaggio rilassante e un consiglio per valorizzare la propria bellezza naturale. Ho dovuto crederci fino in fondo: è stata una delle interpretazioni più difficili della mia vita. L’attore di solito ha uno foglio o una sceneggiatura a cui ispirarsi. Io ero da solo.

Perché hanno scelto lei per intepretare questo personaggio?
Credo di essere stato scelto perché sono un viaggiatore e ho una “filosofia” simile a quella di Petal Veil: ho vissuto in Amazzonia e Venezuela, sono contrario alla chirurgia estetica e al divismo, amo stare al sole e non nascondo le mie rughe. A chi saliva sul motorhome regalavo l’amazzonite, una pietra brasiliana resa lucente dall’azione dell’acqua.

Molti giornalisti sono caduti nella “trappola” di Petal Veil. Cosa ne pensa della loro professionalità?

Siamo usciti su agenzie, mensili, e quotidiani come la Repubblica ed EPolis. A mio avviso i giornalisti non sono caduti in errore: è stata un’operazione riuscita di marketing alternativo. Il personaggio descritto nelle cartelle stampa era credibile e incarnava una filosofia della ricerca del sé attraverso il benessere, di cui si sente la mancanza nella nostra società. Per questo, dando spazio a una novità, credo che i giornalisti abbiano fatto un ottimo lavoro e, pubblicandoci, hanno dimostrato che le nostre idee funzionavano.

Durante il tour ha mai corso il rischio di essere smascherato?
Ho incontrato giornalisti importanti, anche televisivi, e non hanno mai pensato fosse una messa in scena.
L’unico problema che ho avuto è stato con la mia produzione: in diverse occasioni ho discusso con loro perché pensavo che Petal Veil dovesse mescolarsi con la gente e non arrivare in limousine scortato dalle guardie del corpo. Loro avevano paura che potessi essere riconosciuto, ma io avrei preferito stare di più in mezzo alle persone. Soltanto alcuni amici si sono accorti che Petal Veil ero io, ma gli ho chiesto di tenere il segreto fino alla fine.

Rifarebbe un’esperienza del genere?
Assolutamente, perché è stato coinvolgente e molto divertente. Petal Veil è un personaggio ironico e molto più vero di un personaggio finto.

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