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La linea guida
Itinerario a piedi lungo Spaccanapoli, cuore disordinato della città vecchia.

Napoli non è una città per vecchi. Se ti allontani dal golfo per inerpicarti su una delle sue colline, scopri che i bus sono mezzi di soffocamento e che i sampietrini possono ammazzarti anche se indossi le scarpe da ginnastica. I semafori sono un consiglio e le zone a traffico limitato brevi parentesi di civiltà.
E la spazzatura sta facendo il suo ingresso nell'iconografia da cartolina al posto di Vesuvio e mandolino. Pregiudizi e luoghi comuni? No, tutto vero. Ma la salvezza viene dalla Linea 1, il metrò collinare che dal confine di Scampia porta fino al cuore della città, e che presto (nel neapolitan time, questione di anni) collegherà anche il porto e la stazione centrale.

Non c'è bisogno di essere un turista temerario e ostinato per prenderlo: scendi a piazza Dante e incomincia a farti strada sotto una caligine tutta meridionale di polvere e caos. La direzione si chiama Spaccanapoli, ma non è un nome che esiste, almeno secondo la toponomastica. I napoletani hanno soprannominato così uno dei tre decumani su cui gli antichi romani, copiando le tracce greche, organizzarono la città a forma di scacchiera, facendoli tagliare ad angolo retto dai Cardini. Oggi Spaccanapoli è un tracciato di sette strade che divide a metà il centro storico. La sommità è a via Pasquale Scura, nei Quartieri spagnoli che si agganciano a via Toledo. Dalla statua di Dante basta una passeggiata di dieci minuti e una deviazione in salita, per trovarsi in un dedalo di viuzze e di palazzi, che evocano sregolatezze di altri tempi.

Fondati dal viceré Don Pedro di Toledo nel '500 per ospitare le truppe spagnole di stanza in città, i Quartieri moderni sono il cuore di Napoli, con i loro "bassi" lindi e profumati che in grandi stanze con angolo cottura, letto, salotto e tivù ospitano intere famiglie. Per notarli bisogna farsi strada tra sedie e stenditoi per biancheria, e le merci in bella vista delle botteghe d'artigianato a conduzione familiare, dove si lavorano borse, cinture e scarpe che fanno concorrenza alle chincaglierie cinesi.

Un tempo esclusivamente popolari, i Quartieri spagnoli di oggi sono meta radical chic, con i due teatri più alternativi della città, il Nuovo e la Galleria Toledo: programmazioni d'avanguardia per intellettuali e neo bohemien, che non disdegnano le trattorie dei vicoli. Zuppa di cozze e spaghetti al pomodoro da "Nennella" (a vico Lungo Teatro nuovo) dove Ciro, caposala e capo-ultrà, te li serve strillando e, se non gli sei simpatico, anche con qualche insulto, mentre si confondono le lingue e le spezie a via Nardones, l'ultimo avamposto dei Quartieri prima di piazza Plebiscito, tra ristoranti cinesi, eritrei e sushi bar.

Qui il Caffè con la maiuscola ha il sapore dell'antica nobiltà allo storico "Gambrinus", e si può scegliere tra lo shopping griffato a via Chiaia e la cultura altrettanto "di marca" nel quadrilatero di Palazzo Reale, Teatro san Carlo, Galleria Principe Umberto e Biblioteca nazionale (il Maschio Angioino è solo un po' più in là), dove si possono ammirare manoscritti e schizzi di Giacomo Leopardi, e le stranezze di Elena D'Aosta, che dall'Africa portò persino un elefante imbalsamato.

Il percorso di Spaccanapoli si riprende attraverso la Galleria, riagganciandosi a via Toledo fino all'incrocio con via Maddaloni che diventa poi via Benedetto Croce. Ci ritroviamo nella Napoli delle chiese e dei misteri, degli studenti e degli artisti. A piazza del Gesù la basilica di san Domenico val la pena di visitarla anche per le reliquie del medico-santo san Giuseppe Moscati, e la pace dal caos si trova nel chiostro maiolicato della dirimpettaia santa Chiara. Mentre chi vuole andare in giro in bicicletta può rivolgersi alla Ciclofficina del laboratorio occupato "Ska", che organizza anche la Critical mass partenopea ogni sabato d'inizio mese, piccola breccia di civilizzazione ambientalista (per i più audaci, però, perché a Napoli mancano i marciapiedi, figuriamoci le piste ciclabili).

Prima di riprendere la traiettoria greco-romana, si può fare la "pausa della sfogliatella" da Scaturchio a piazza san Domenico, e visitare poi la straordinaria Cappella del Principe di Sansevero, nel '700 considerato una specie di stregone: a ragione, probabilmente, visto che tra le sue eredità ci sono anche gli scheletri di un uomo e una donna "all'impiedi" con il sistema artero-venoso ancora integro... dopo tre secoli.

Nel Palazzo Sansevero ha l'atelier Lello Esposito, l'artista di culto di Napoli che da trent'anni gioca con i simboli della città, da Pulcinella a San Gennaro, fino al famosissimo corno, in centinaia di metamorfosi. È questa la zona degli studenti tiratardi, dove i palazzi storici ospitano le facoltà universitarie e le strade che incrociano i decumani sono piene di localini, live bar, librerie, cinema d'avanguardia, fonoteche e takeaway etnici. L'aperitivo è al "Kestè" (di fronte all'università L'orientale) e la musica -jazz, folk e rock in tutte le versioni- al "Mamamù" di via Sedile di Porto. Bookcrossing, spettacoli, concerti e cineforum si fanno invece a "Cantolibre", cooperativa d'arte sociale (per il reinserimento di ragazzi svantaggiati) che in via san Giovanni maggiore Pignatelli ha anche un piccolo teatro.

Proseguendo sul decumano si incontra il Corpo di Napoli, cioè la statua del dio Nilo che da duemila anni fa da guardia alla città, e da piazzetta Nilo inizia via San Biagio dei Librai, il tratto più antico del centro storico. Ora occorre fare attenzione al portafogli e all'orientamento, fra botteghe artigiane, antiquari, negozi di souvenir e di bontà culinarie "made in Parthenope". Dicembre è un mese perfetto per spingersi fino a San Gregorio Armeno, la strada dei presepi ma, soprattutto, dei pastori: una specie di promemoria dei tempi, con personaggi che affiancano la natività a seconda della cronaca del momento. Immancabili, da qualche anno, i pastori-Berlusconi, e il mitico Maradona.

Se si ha ancora un po' di fiato in gola e nessuna paura del buio, al termine di San Gregorio si incrocia piazza San Gaetano, dove l'associazione "Napoli sotterranea" organizza visite guidate nel sottosuolo, seguendo il percorso antico che servì anche da rifugio antiaereo nella seconda guerra mondiale, di cui conserva intatte le tracce. Quando si torna a rivedere il cielo, si può completare il tragitto di Spaccanapoli attraversando via Duomo, per fermarsi alla basilica e al tesoro di San Gennaro, e avventurarsi per via Vicaria vecchia, fino a Forcella. Qui lasciate ogni speranza voi che entrate, oppure fermatevi da "Michele" a mangiare la pizza, e al "Trianon" per uno spettacolo di canzone e musica napoletana. Il resto, è un'altra Napoli.

Testo di Ida Palisi

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